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lunedì 26 maggio 2014

OLTREWEB: Ma quali europee?!


- di Saso Bellantone
Buon meriggio web,
la tornata elettorale si è appena conclusa e sei soddisfatto di aver espresso il tuo diritto, recandoti al seggio, non andandoci, scegliendo la mano destra o la mano sinistra del diavolo o la copia della copia della copia ispirandoti a vetusti valori, principi e figure di partito o accettando la promessa di chicchessia o scarabocchiando la scheda con insulti, pernacchie e quant'altro ti consenta di vantarti con gli amici e i nemici, mostrandoti il più geniale per estro creativo, egocentrismo e chiusura mentale.
Hai sfogliato i programmi, non li hai nemmeno sbirciati, non sai cosa siano, hai promesso, ti sei chiuso a riccio, hai fatto propaganda, hai sposato o negato quel simbolo o quel volto, ritenendo che le consultazioni per mandare 83 rappresentanti al parlamento del Grande Leviatano del Nord sia il sentiero per risolvere i problemi che stai attraversando ormai da diversi anni, e sempre in peggioramento, a meno che tu non abbia già messo il cappio al tuo collo, lasciando agli altri il peso di decidere di quale morte, o di indegna schiavitù, morire.
Ma che senso ha questa tornata elettorale, quando è proprio l'Immenso Craken Nordico il problema dei problemi? Ancora credi che, inviando nuovi rappresentanti, cambierà il tuo destino? Che cambierà in meglio?
Perché non ti svegli, mio caro web, e smetti di lasciarti illudere da quelle visioni dai colori intercambiabili che spacciano ambiguamente soluzioni apparentemente, logicamente e sinteticamente ovvie per trasformare la tua caduta negli inferi in un'ascesa verso l'empireo?!
Sono promesse, sempre le solite promesse, miscelate con ingredienti e salse esteriormente differenti, provenienti in fondo dall'oscuro obiettivo di sedere nelle vette del Titanico Mostro Settentrionale e goderne, beneficiarne a scapito proprio tuo.
E così sarà, non appena messo piede nei palazzi del potere leviatanico.
Anche se i tuoi rappresentanti vi giungessero con l'animo effettivamente pio, proponendo agli altri rappresentanti di cambiare le regole del Craken, sarebbero derisi o azzittiti o assorbiti, incapaci così di impedire che la rovina, la tua, prosegua e dilaghi.
Anziché perdere tempo a esercitare il tuo diritto al voto, con le solite stupidaggini che in tali occasione elettorali si scatenano, stavolta, mio caro web, dovevi cogliere al volo assieme a tutti gli altri un'occasione unica.
Dovevi in maniera unanime NON-esercitare quel diritto. Schierarti, al di là delle differenze culturali, razziali, di genere e di pochezza mentale, assieme a tutti i nativi e gli immigrati dello stivale ed esprimere il tuo NO a questo Titanico Mostro Settentrionale. Dovevi palesare con un grande gesto simbolico che è proprio quel Leviatano, assieme alla moneta unica, alle banche, alle multinazionali e ai potenti, che non va e che non vuoi far parte di quell'abominio della democrazia internazionale e transnazionale.
Hai bisogno, mio caro web, di un'unica forza che non abbia nulla a che vedere con i filmini e gli archetipi dei bacucchi partiti costruiti per rinnovare i propri adepti, e che si opponga duramente e responsabilmente a questo obbrobrio che sta dissanguando te e chi (non)verrà dopo di te, sprecando i sacrifici di chi ti ha preceduto, per consegnarti un mondo migliore che ormai peggiora costantemente.
Dovresti, mio caro web, cominciare a pensarti in maniera nuova, uno, unico, indivisibile, stivalico; uscirtene da questa follia che sta consumando la tua storia in cambio di vanità e morte, e ricominciare solitario, introverso, difendendo il made in Stivaly e gli stivalici tutti, decretando l'inizio della fine di questo dannato Grande Leviatano del Nord.
Invece, hai soltanto sprecato, di nuovo, un'occasione, ed è tutto, di nuovo, da rifare... a meno che tu non sia già finito nell'ade.
Medita web, medita...

Pubblicato su Cmnews: http://www.cmnews.it/rubriche/oltreweb/oltreweb-quali-europee/ 

martedì 6 maggio 2014

OLTREWEB: Gerace Libro Aperto, che bella metafora!


- di Saso Bellantone
Buon meriggio web,
i fumi del 25 aprile, della Pasqua e del 1° maggio sono ormai evaporati e, assieme ad essi, anche le promesse politiche, ecclesiastiche e sindacaliste di redenzione dal male, causato dai progetti di potere del Grande Leviatano del Nord, dalla realizzazione di una schiavitù della dissolutezza sfrenata e spudorata e dalla svendita del made in Stivaly per sopraffini interessi individuali. Così, torni a vedere la realtà per quello che è, triste, povera, senza futuro alcuno e ti chiedi per quanto tempo resisterai, con quel malanno in corpo e quel malessere nello spirito, che mandano la tua vita in malora.
Non lo sai, ma sai che non durerai a lungo se nessuno comincia a fare tutto quello che dice e ridice per meri scopi propagandistici, personali o della squadra a cui appartiene. Ma che cosa c'è, da fare?
Un bell'esempio proviene dal festival dell'editoria calabrese Gerace Libro Aperto, ormai alla terza edizione.
Editori, scrittori, associazioni, amministrazioni, artisti, musicisti e tanta gente proveniente da differenti territori della Calabria, si sono raccolti per cinque giorni in un gioiello storico-artistico, Gerace, per fare cultura.
“Fare cultura”. Molti, mio caro web, pensano che questa locuzione consista soltanto nella produzione di libri, album, dipinti, fotografie, installazioni, esposizioni, degustazioni, spettacoli, concerti, presentazioni, volantini, chiacchiere e passeggiate per le vie di una delle città più belle dello stivale. Fare cultura non significa questo. Gerace Libro Aperto non produce nulla di quanto elencato sopra, tutto questo è già prodotto da quanti sono stati citati nel periodo precedente. E allora che cosa fa Gerace Libro Aperto? In quale maniera, produce cultura? E quale cultura, produce?
Fare cultura non significa meramente presenziare a Gerace Libro Aperto bensì comprenderne il significato. Gerace Libro Aperto è una metafora della cultura stessa che produce, anzi promuove, già per il terzo anno consecutivo.
“Cultura”, mio caro web, proviene dal termine tedesco “Billdung” che significa “formazione”, nel senso attivo della parola: creare, dare forma, comporre, configurare, elaborare. Gerace Libro Aperto pro-muove, opera per dare forma a “una” cultura di cui tutta la Calabria ha bisogno in questo momento storico, e, osservandola con la lente d'ingrandimento, ci si accorge che tale cultura incoraggiata dal festival dell'editoria calabrese non è nulla di diverso da quanto facevano i nostri genitori e i nostri nonni in passato. La cultura che Gerace Libro Aperto pro-muove, incoraggia, e che la manifestazione stessa incarna diventandone la metafora, è “un” modo di pensare, e di fare.
Gerace Libro Aperto pro-pone, pone in essere una visione delle cose e una sinfonia di condotte dai quali la Calabria e i calabresi potrebbero trarre beneficio, passando da una forma di resistenza “passiva” ad una forma di resistenza “attiva” al fato che si è chiamati a vivere e a combattere in questi tempi a causa delle scelte operate finora da altri. Gerace Libro Aperto è un modo di pensare e di fare che, se applicato in ogni territorio, paese e contrada calabrese, offrirebbe una resistenza attiva della Calabria e dei calabresi ai flutti oscuri del mercato globale e dell'impoverimento economico e spirituale planetario, capace anche di contrastare la disoccupazione, l'abbandono della nostra terra e il mal di vivere ormai imperante, che riempie quotidianamente le pagine dei giornali con vicende tristi e tragiche.
La cultura di cui Gerace Libro Aperto si fa promotrice, mio caro web, è sintetizzabile nella parola “permanenza”, che racchiude al suo interno diversi significati, come “soggiornare, durare, continuare, stabilire, stabilizzare”. Soprattutto, ha al suo interno il termine latino “munus” che significa “dono” e che nella parola permanenza indica “la qualità del donare per, a favore di”.
Gerace Libro Aperto raccoglie e mette in evidenza un insieme di enti, aziende, scrittori, artisti, musicisti, lettori, ascoltatori, fruitori e consumatori che “permangono” in Calabria: vi soggiornano, durano nel senso che resistono, continuano a soggiornarvi e a resistere, stabiliscono nel senso che decidono, pongono in essere realtà e fatti nuovi e di un certo valore sociale, e infine “tentano” di stabilizzare, di consolidare il loro soggiorno, la loro resistenza, le loro creazioni, la continuità del loro operato. Sono tutte persone che hanno già la cultura della permanenza, pur non chiamandola in questo modo. Ognuna di loro è qualificabile mediante un comun denominatore: il donare a tutti gli altri il proprio soggiornare, la propria resistenza, la propria continuità, la propria attività, nel tentativo di stabilizzare assieme agli altri la Calabria e i calabresi, e il loro comune destino.
Detto in altri termini, a Gerace Libro Aperto s'incontra gente che ha deciso di restare in Calabria, di resistere al disastro economico-finanziario globale “dal di dentro della” Calabria, di continuare a restarvi scegliendo quali fatti sociali creare “per” la Calabria e i calabresi, e che decide quotidianamente di consolidare le proprie scelte, continuando a occuparsi del destino che ha in comune “con” la Calabria e i calabresi.
A Gerace Libro Aperto si conoscono tante persone che, anziché fuggire via – geograficamente, letterariamente, artisticamente, economicamente e passionalmente –, restano nella nostra terra. Persone che lavorano e fanno lavorare “in” Calabria, che pubblicano e leggono opere di autori calabresi, che ascoltano musica di musicisti calabresi, che creano e osservano opere d'arte di artisti calabresi, che fruiscono di e consumano prodotti calabresi, che investono nelle arti e nei saperi calabresi, che restano senza fiato innanzi alle bellezze storiche, archeologiche e paesaggistiche calabresi, che incontrano e amano incontrare i calabresi e tutte quelle persone provenienti da altre nazioni le quali, una volta giunte in Calabria, vengono accolte come cittadini nativi calabresi soltanto perché hanno avuto il piacere o l'occasione di venire in Calabria, e fanno conoscere quanto elencato finora, e cioè il bello, ai bambini, alle nuove generazioni. Persone che amano, soffrono, sperano, sognano, sorridono, lottano, credono, si sacrificano, si danno da fare, creano e sperimentano nelle arti, nei saperi, nei sapori, nelle professioni, nelle scienze, nella comunicazione e nei rapporti con gli altri, e continuano a restare, a resistere, a creare e a sperare una Calabria e dei calabresi diversi.
Gerace Libro Aperto, mio caro web, è una metafora della cultura della permanenza, e cioè del restare “in” Calabria in tutti i sensi. Un'idea che, se soltanto fosse adoperata in ogni dimensione e livello di tutte le realtà che costituiscono la nostra regione, quest'ultima e i suoi abitanti sarebbero diversi, diventerebbero diversi.
Riesci ad immaginare, mio caro web, una grande comunità di calabresi “in” Calabria che, diffondendo la “metafora della permanenza Gerace Libro Aperto” crea e consuma e fruisce di abbigliamento, scarpe, alimenti, negozi, supermercati, tecnologie, mobili, soprammobili, energia, scuole, biblioteche, gallerie, musei, cinema, concerti, media, fabbriche, aziende (e via dicendo) “calabresi”?
Come sarebbero la Calabria e i calabresi se smettessero di rifornirsi, di usare e di consumare, anche per puro diletto, tutto quello che attualmente è importato da altre regioni e nazioni? Ci sarebbe maggior lavoro? Si frenerebbe lo spopolamento della nostra terra? La Calabria comincerebbe ad essere più bella, più sana, più accogliente, più consapevole delle proprie potenzialità e della propria storia? I calabresi potrebbero cominciare a opporsi attivamente alle scelte politiche, economiche e consumistiche imposte – e attualmente accettate passivamente – dai grandi poteri e dalle multinazionali?
Se si prendesse sul serio la “metafora della permanenza Gerace Libro Aperto”, mio caro web, – ossia di quel modo di pensare e di fare con il quale si è coscienti di donare qualcosa d'importante e necessario alla Calabria e ai calabresi – se si facesse propria questa visione delle cose, diffondendola in ogni sfera della nostra grande comunità, e si operasse in tal senso, la Calabria e i calabresi sarebbero...
Medita web, medita...

domenica 16 marzo 2014

OLTREWEB: E vissero felici e contenti... chi?


- di Saso Bellantone
Buon meriggio web,
ti trovo rasserenato ultimamente. Nuovo premier, nuovo papa, nuova edizione del grande fratello, nuove serie-tv, nuovi tablet e smartphone, nuove applicazioni, nuove collezioni, nuovo nuovo nuovo. Manca soltanto l'arrivo della primavera e lo sbocciare di fiori freschi per coronare il sogno a occhi che stai vivendo con la componente zuccherina dal sapore di nuovo, inedito, appena fatto, originale, che sembra interessare l'essere, l'esistenza, la natura, il creatore e Belzebù. Tutto è nuovo e questo illumina d'immenso, come uno spettacolo non ancora visto che ha il gusto del segreto e della scoperta, riempiendo la frammentata e disperata coscienza di quel demone uscito per ultimo dal vaso di Pandora, la speranza... che sia la volta buona per il cambiamento generale delle cose auspicato da tempo.
Basterebbe tuttavia spulciare Qoelet per ricordarsi che non c'è niente di nuovo sotto il sole. “E cu è? Nda quali squatra joca?” – ti chiederesti, sentendo pronunciare tale nome per sbaglio. I sepolcri vengono continuamente imbiancati, per tenere in vita, paradossalmente, quell'illusione salvifica che le vecchie ideologie, accostate ora a Che Guevara o ad Ezra Pound, ora al Gatto o alla Volpe, ora a Stanlio o ad Olio, siano la soluzione ai problemi attuali o alle battaglie del tempo. Tuttavia, pur aggrappandoti a tali vetuste reliquie, e sempre paradossalmente, ti sta bene, per la seconda volta in un anno, che la compagnia chiamata a decidere sulle sorti della tua vita sia un mix di Rosso e Nero, con una punta di Scudo Crociato per esaltare il sapore. Ti sta bene, perché tale cocktail ha a che fare con la politica, nominata o presa in considerazione soltanto per moda, per sentito dire o per rompere il ghiaccio prima di una rimpatriata con gli amici, prima di una notte a luci rosse con la persona amata (amata anche per soli dieci minuti, poi mai più), prima di parlare di calcio.
Aaaah! Mio caro web! Se ciò fosse accaduto nel mondo del pallone non l'avresti mai accettato! Fusione di Roma e Lazio per dar vita alla “Rozio” o alla “Lama”; o di Juve e Toro per dar vita alla “Juro” o alla “Tove”; o di Milan e Inter per dar vita alla “Miter” o alla “Inlan”. No, questo no. Avresti messo a ferro e fuoco interi centri urbani se la tua squadra del cuore si fosse amalgamata a quella rivale della medesima città. Figuriamoci che cosa avresti fatto se Juve e Milan si fossero unite nella “Julan” o nella “Mive”... avresti scatenato una guerra civile per ripristinare l'ordine, cioè la serie A, la Champions e la Uefa.
Per la politica no. Non avresti fatto nulla. La politica è un argomento rompi-ghiaccio, è un tema scalda-chiacchierata, una moda da manifestare in pensieri, parole, opere ed omissioni (per tua colpa sì, tua) allo scopo di sentirti accettato da qualcuno, considerato, chiamato dal citofono di casa per andare a fare jogging in riva al mare o una passeggiata al parco o per annebbiarti la mente con qualsiasi cosa rientri nel rito dire-fare-baciare-esalare-lettera-o-testamento.
No. Chissenefregadellapolitica. Per te, mio caro web, va bene tutto. Nuovo, vecchio, nuovo e vecchio, antico e venturo. Beatles e Rolling Stones, Don Camillo e Peppone, Cappuccetto Rosso e il Lupo. La politica può fare quel che vuole, chiamare chi vuole, votare come vuole, programmare il destino della gente nei tempi e nei momenti che giudica più propizi a se stessa, con gli espedienti mediatici che predilige. A meno che non si faccia largo imperiosamente una moda del momento che tu, mio caro web, sei obbligato a seguire altrimenti sei fuori, da tutto e da tutti. In questo caso, sì. La politica è di tuo gusto e se sgancia quattrini con progetti, raccomandazioni o bandi di qualsiasi natura è ancora più saporita e può farti tutte le promesse da marinaio che vuole.
Sei sempre il solito mio caro web. Come la bandiera, ti giri in base a dove tira il vento. Non importa a quale ideologia si rifaccia chi governa e se ormai ne abbia qualcuna. L'importante è che non sia sotto i riflettori della chiacchiera e del vortice degli argomenti preliminari per instaurare una relazione con l'altro. Può essere nuovo, vecchio, rifatto, imbiancato e meticcio. Basta che prometta e illuda con quello che vuoi sentirti dire, anche una volta sola. Poi, te ne dimentichi fino al prossimo giro di boa da chiacchiericcio, arroccandoti dietro Mao o Francisco Franco, a seconda della compagnia.
Se questo è lo schema di pensiero che sei solito operare, è evidente che chiunque fa politica, dipingendosi con il colore che preferisce, blu come il cielo o giallo come il sole, vive sempre la medesima favola... nella quale, mentre i molti scompaiono senza citazione alcuna, i protagonisti sperimentano il classico finale “E vissero felici e contenti”. Loro.

Medita web, medita...

venerdì 24 gennaio 2014

OLTREWEB: Armi chimiche all'orizzonte. Il "no" inascoltato


- di Saso Bellantone
Buon meriggio web,
spesso ti chiedi quanto valore abbia il tuo parere, la tua voce, e il più delle volte, quando a decidere sono i vertici della terra della Lupa, ti accorgi che la risposta è “nessuno”. Si decide, là, nel cuore dello Stivale, indipendentemente dalla tua volontà, anzi, spesso contro di essa, e questo ti spinge a chiederti che senso abbia continuare a sentirsi parte di un popolo, di una società nella quale l'unico ruolo richiesto è soltanto quello di esprimere ufficialmente un voto, per poi subire passivamente le scelte di chi hai mandato tu stesso a governare. Scelte contrastanti la democrazia, la comunità di cui si fa parte, il buon senso. Specie in materia economica, etica e di sopravvivenza. Come nel caso delle armi siriane in arrivo al porto di Gioia Tauro.
Gas Sarin. Si tratta di un'arma di distruzione di massa creata nel 1938 da scienziati tedeschi, che colpisce il sistema nervoso, per inalazione o per contatto, che provoca crisi respiratoria, contrazione delle pupille, progressiva perdita delle funzione nervose, vomito, perdita di urina e di feci, stato comatoso con conseguente soffocamento per spasmi convulsivi.
Inutile chiedersi come sia possibile l'esistenza di una tale arma biocida, creata da esseri umani per impiegarla contro altri esseri umani. È già aberrante un tale pensiero. Quel che conta attualmente è tale arma, contenuta in decine di container per un peso pari a quasi 560 tonnellate, è diretta, a bordo della nave danese Ark Futura, al porto di Gioia Tauro, per essere trasferita su un'altra nave, l'americana Cape Ray, la quale si occuperà della distruzione delle armi chimiche mediante idrolisi, in acque internazionali. Poi, altri Paesi si occuperanno delle scorie provocate dal processo di smaltimento delle armi in esame.
Gioia Tauro. Il suo porto è stato scelto per tali operazioni perché è considerato all'altezza dello smaltimento di siffatte armi. Strano, tuttavia, che si preveda l'arrivo di 600 militari, per assicurarsi il proseguire delle operazioni.
E tu, mio caro web, saputa tale notizia, hai iniziato a protestare, a ribellarti, affinché tale smaltimento, rifiutato già da altri porti, avvenga altrove e non qui. Hai coinvolto sindaci, sindacalisti, politici provinciali e regionali, sacerdoti, movimenti, associazioni. Hai prodotto documenti che chiariscono il tuo “no” a tali operazioni, hai incontrato ministri e primi ministri e, tuttavia, con la rassicurazione di ricevere un opuscolo informativo che possa tranquillizzarti al riguardo, hai dovuto accettare lo svolgimento di tale smaltimento, con o senza il tuo consenso.
Sei deluso, mio caro web? Arrabbiato? Sei soltanto una pedina nelle mani di grandi scacchieri che giocano al governo globale. Qualsiasi forma di protesta tu farai, il protocollo scelto per lo smaltimento delle armi siriane andrà avanti, perché così è deciso. I rappresentanti della terra della Lupa hanno già sentenziato. Da un lato, per restare all'interno delle grandi istituzioni internazionali, nate per la mutua collaborazione tra i Paesi su diverse frontiere, dall'altro lato per portare avanti incomprensibili disegni di riconfigurazione dell'economia e dell'urbe terrestre, a scapito dei Paesi più piccoli e ininfluenti, come lo Stivale, e a favore dei più grandi e potenti.
Ti chiedi, lo so, mio caro web, se le armi siriane saranno smaltite nel giro di 24-48 ore, come è stato assicurato, oppure se ci vorrà maggior tempo, data la pericolosità dei composti in esame. E nel frattempo, ti chiedi perché si parla di evacuare la popolazione locale nel raggio di un chilometro dal porto di Gioia Tauro, perché l'arrivo di questi 600 militari, perché la distruzione di tali armi debba essere effettuata nel Mediterraneo, per idrolisi, sciogliendo cioè in mare quei composti biocidi.
Temi forse che tutto questo sia una farsa e che la zona del porto di Gioia Tauro, comprensiva dei comuni di Gioia, San Ferdinando, Rosarno possa diventare, da porto commerciale, un porto militare, determinando un aggravamento delle difficoltà economiche attraversate da tali comuni, da quelli limitrofi e dal resto della punta dello Stivale? Temi forse che la distruzione di tali armi nel Mediterraneo per idrolisi, finisca per inquinare e distruggere l'intera flora e fauna marina, provocando la fine di un intero ecosistema e il conseguente crollo delle speranze dei pescatori stivalici di poter tornare a sopravvivere del mestiere praticato dai propri antenati, cosa che invece già fanno i pescatori delle altre marinerie del globo e di altri Paesi, al servizio delle multinazionali della pesca? Temi forse che il trasbordo di qualche container possa avere qualche incidente e che il gas sarin si propaghi nell'area del Mediterraneo, decimando la popolazione limitrofa, considerata più e più volte una popolazione stivalica di serie B?
Non temere, mio caro web. Le operazioni di smaltimento andranno a buon fine. Come promesso dai rappresentanti della terra della Lupa. I container saranno trasferiti, le armi saranno distrutte, i militari torneranno alla propria base d'origine. E se invece accadesse che...

sabato 11 gennaio 2014

OLTREWEB: La festa dell'inoperosità


- di Saso Bellantone
Buon meriggio web,
hai passato buone feste? Cenoni, pranzi sontuosi, parenti, amici, regali, botti, scambi di auguri reali e virtuali. Sì, hai passato le solite feste. “Buone” è un termine sovrabbondante, eccessivo. “Anche per quest'anno è andata!” pensi, finita ormai l'Epifania. Adesso lavoro, scuola, tasse, bilanci, programmazione per l'anno appena cominciato e soprattutto dieta. Per smaltire i chili di troppo che danneggiano la tua immagine, prima ancora della tua salute, e poi... Poi, tra un festivo e l'altro e qualche giorno di ferie che non guasta mai, non vedi già l'ora che arrivi la Pasqua per rimpinzarti come negli ultimi dieci giorni, concentrati in due soltanto. Poi dieta, festivi, ferie, finché, col sopraggiungere dell'estate, non arriva il tempo di prenderti una vacanza davvero, per saziarti di alimenti, naturalmente, e di inoperosità. Poi dieta, festivi, ferie... ed ecco che ritorni punto e a capo con le nuove festività natalizie, di fine anno e dell'Epifania.
Epifania... È tornata di nuovo, assieme al Natale e al Capodanno con la Pasqua che li precede ciclicamente. “Mi rendo manifesto” significa letteralmente. Una festività pagana, poi reinterpretata dal cristianesimo, nella ruota delle religioni dove la più recente assorbe e rimodula gli elementi chiave di quelle che la precedono. Da ricorrenza legata al risveglio della natura, l'Epifania è diventata prima il momento in cui i Magi portano i doni a Gesù Bambino, poi la festa della Befana, nella quale la vecchia strega sulla scopa volante riempie di giochi, caramelle e cioccolatini le calze e le scarpe dei bambini buoni, e di carbone quelle cattivi.
Ma che ne sai, mio caro web, di tali festività? Davvero fai ancora l'albero, il presepe, spari i fuochi d'artificio, fai il digiuno quaresimale, benedici palme e ulivi? Sono sempre di meno coloro che praticano tali ritualità, vivendole con devozione, e sempre di più coloro che invece le attraversano adeguandosi al mutamento dei tempi e dei costumi. Dettato, sia chiaro, da pochi, e messo in pratica dalle masse ibride e informi che, rincorrendo la perfezione di un vuoto estetismo, si abbruttiscono nell'intelletto e paradossalmente nel corpo, diventando sempre più cieche delle catene ai polsi e alle caviglie messe loro dalla società capitalistica, consumistica e liquida, nella quale si muovono come zombie.
Il valicare le festività a misura di valuta, indica, nell'inarrestabile processo di secolarizzazione, un raffreddamento dei popoli, del pensiero e dello spirito dovuto alla crisi economico-finanziaria e lavorativa, progettata e in continua realizzazione finale per testimoniare l'avanzare imperante di un nuovo assetto globale, con il Grande Leviatano del Nord pronto a giocarsi la sua partita assieme agli altri Titani dell'economia, della politica internazionale e della democrazia.
Democrazia... Che bella parola per indicare il nuovo modo di fare guerra tra i blocchi continentali. Una parola, la cui risposta è sotto il naso di chiunque, usando la fantasia, e invece nessuno la scorge. “Demo”. “Governo del demo”. Esattamente come nell'ambito musicale il termine “demo” indica un brano esemplare, un campione di quello che si ascolterà e del modo in cui lo si ascolterà, nell'ambito delle umane genti la parola “demo” ha lo stesso significato. Guai a chi la interpreta nel senso di “di tutti”. Demo-crazia vuol dire “governo del demo”, non “governo di tutti”. Quest'ultimo significato è stato impiegato prima nell'antica Grecia, poi a distanza di svariati secoli, da quegli Stati che nel corso dell'età moderna si sono ispirati a principi di libertà, uguaglianza e fratellanza trascendenti, e non totalmente immanenti come accade attualmente con il nuovo re del tempo, il dio denaro.
Siamo in un'altra epoca, mio caro web. So che lo sai e che fai finta nel contempo di non saperlo, per lavarti le mani di ciò che accade, come Pilato di fronte a Gesù sotto accusa. Siamo in un'epoca dove non esistono persone ma solo numeri, pezzi intercambiabili di un ingranaggio, sostituibile anch'esso, facente parte di un'immensa macchina continuamente perfettibile qual è il pianeta terra nel suo volto capitalistico. Senza lavoro, senza contratti, costretti allo straordinario continuo e a tirare a campare con le occasioni sbriciolate in strada ora da tale multinazionale ora da tal altra azienda trasferitasi dove la pressione fiscale e i contratti lavorativi sono più convenienti.
Non hai futuro, mio caro web, ma non hai nemmeno il presente né l'attimo. Tutto è fermo alla medesima “demo”, ascoltata da troppi giorni, mesi, anni oramai. Fa paura chiedersi per quanto tempo ancora la si debba ascoltare nuovamente. E così ingozzi in ogni occasione utile, in ogni Natale, Capodanno, Epifania, Pasqua, ti metti a dieta e torni a satollarti ancora ancora ancora, facendo di ogni istante la festività della dimenticanza di quel che accade davvero.
E se ti riempissi di cultura, conoscenze, diritto, giustizia, coraggio? Se ingurgitassi a più non posso, così come fai con gli alimenti, anche la curiositas, la forza di volontà, lo spirito di sacrificio, il senso del dovere, la comprensione, la semplicità? Il tuo destino, pensi, sarebbe lo stesso?
Non lo saprai mai, se ti accontenterai di attraversare monotonamente e senza voce le cicliche festività, recitando continuamente la solita parte mai accettata e che ti è stata imposta nella demo del dominio tecno-totalitaristico di questo pianeta.
Mettiti a dieta, mio caro web, ma a dieta da quell'identità fotocopiata senza sosta e incollata sul tuo volto, e su quello di tutti gli altri, facendoti credere che coincida con te stesso. Te stesso, è tutt'altro e conosce una sola festa, che possa essere detta buona: il giorno in cui Democrazia significa, non più un disco incantato, ma per la prima volta un “governo di tutti” gli abitanti la medesima casa, la Terra.

Medita web, medita...

Pubblicato su Cmnews.it
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lunedì 23 dicembre 2013

OLTREWEB: Homo consumante e consumato


- di Saso Bellantone
Buon meriggio web,
il Natale è alle porte e come ogni anno ti prepari a passare questa ricorrenza come di consueto, vale a dire dando fuoco alle polveri rimaste dei tuoi risparmi e del tuo essere. I lunghi dodici mesi nei quali hai dovuto disperatamente sopravvivere sono ormai trascorsi e adesso puoi distenderti, puoi perderti nel labirinto di negozi e supermercati per trovare doni costosi e inutili per ogni parente e amico e per imbandire lussuosamente la tavola di tutti quegli alimenti e pietanze che, com'è consuetudine, finiranno nella pattumiera.
Non è una questione di apparenza. So che non vuoi darti a vedere. È una tradizione. Un rito. Nel corso di ogni festa o ricorrenza occorre abbondare, eccedere, dilapidare tutto ciò che si ha affinché il Sole, passando per la porta degli dei, compia un nuovo giro e consenta alla natura di rinascere e di offrire in maniera gratuita e oltre misura tutti i beni e i prodotti necessari alla vita... e all'essere umano.
Gli antichi sapevano questo. Infatti ogni anno sciupavano tutti i beni posseduti, per assicurarsi il favore della Dea Madre e ottenere in cambio un numero di beni maggiore di quelli distrutti, consumati, sprecati.
Ma tu, mio caro web, che sai benissimo che è la Terra a girare intorno al Sole e che è grazie a questo moto di rivoluzione che accadono le stagioni, dal cui mutamento sono causati i beni e i prodotti naturali, per quale motivo ogni anno, puntualmente, così come facevano i tuoi antenati, continui a distruggere, a consumare, a sprecare tutto quello che hai, anzi, tutto quello che ti è rimasto?
Perché è un'usanza? No. Perché trovi godimento o giovamento nel farlo? No. E allora perché? Perché ti è rimasto soltanto questo? Vale a dire distruggere, consumare, sprecare? Sì.
L'essere umano si è ormai arroccato nell'homo consumans e non ha più intenzione di procedere oltre nella propria scala evolutiva. Anzi, non ci riesce. La crisi dell'economia stivalica, continuamente mascherata dai mass-media nel paese delle meraviglie ma vissuta realmente e dolorosamente dalla gente, ha cancellato ogni speranza, ogni possibilità di uscire dal circolo vizioso del consumo. Manca il lavoro, le aziende chiudono, gli enti non assumono, i giovani sono sfruttati senza contratto né stipendio alcuno e abbandonati con un semplice “grazie, ti faremo sapere”, gli anziani rubano gli alimenti abbandonati nei mercati di periferia, le tasse aumentano e si moltiplicano, e nessuno tra politici e potenti trova il coraggio di dire basta a questo sistema di bancarotta perfetta, di continuo indebitamento eurunitario, di interminabile spopolamento dello Stivale, per morte ed espatrio.
Già. L'essere umano è fermo, statico nel suo volto consumante e consumato, senza miracoli, né speranze né paradisi artificiali. Consumato dai prestiti, per pagare casa, bollette, figli, benzina, ossigeno e quant'altro rientri nella vita sociale. Consumato dalla consapevolezza che non riuscirà mai a fare pari in bilancio tantomeno ad essere un domani in attivo. Consumato dal demone collettivo che lo spinge imperterrito a consumare ogni fuggevole bene e servizio, obbligatorio ormai per il proprio sostentamento, per scansare l'estrema ratio di finire sotto un ponte, in gattabuia o tra le braccia della Dama Nera, come accaduto a tanti altri conterranei.
Ora capisco, mio caro web, perché continui a distruggere, a consumare, a sprecare durante ogni Natale, Santo Stefano e Capodanno. Perché sai fare soltanto questo. Perché ti è rimasto soltanto rovinare, dissipare, buttare via quello che non sarà mai tuo bensì del tentacolo del Grande Leviatano del Nord, o del Leviatano stesso, o del dio che lo comanda, o della casta sacerdotale che sovrintende a tale dio.
E allora consuma, mio caro web! Distruggi, spreca, dilapida, dissipa, sgretola, logora tutto ciò che non è tuo. Finché puoi farlo.
Domani, non potrai fare nemmeno questo.
Medita web, medita...

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lunedì 9 dicembre 2013

OLTREWEB: C'è un Mandela dentro di noi?


- di Saso Bellantone

Buon meriggio web,
la scomparsa di Nelson Mandela avvolge una fascia in segno di cordoglio nel tuo braccio. Una fascia nera. Nera come il colore della pelle per la cui libertà Rolihlahla – il nome datogli alla nascita, che significa “colui che provoca guai” – si è sempre battuto, fondando associazioni, movimenti, uffici legali e finendo persino dietro le sbarre. Mandela sarà sempre ricordato per i guai causati ai promotori e sostenitori dell'apartheid, quella forma di governo cioè basata su alcune prerogative. Separazione tra bianchi e neri in zone differenti, territoriali e pubbliche; proibizione della sessualità promiscua, dell'accesso in precise zone urbane, se non per mezzo di passaporti speciali, o dell'uso di determinate strutture pubbliche; messa al bando di ogni opposizione comunista; obbligo della registrazione per razza; discriminazione lavorativa; confinamento nei ghetti. Mandela è stato un esempio di libertà per molti connazionali, con i quali, persino dietro le sbarre e nei campi di battaglia, è riuscito a far crollare tale regime e ad instaurare nel Sudafrica non soltanto la democrazia, ma anche l'uguaglianza tra gli esseri umani, indipendentemente dal colore della pelle, e la libertà. Anzi, le libertà. Oggi tutte le proibizioni, i divieti, le prescrizioni e gli obblighi sopra citati non ci sono più... in Sudafrica. Ma nella democrazia planetaria, oggi, può dirsi lo stesso?
Guardandolo con occhi altri, il globo sembra essere un Apartheid economico, suddiviso cioè tra chi ha i soldi (celebrità, autorità, potere) e chi non ce li ha. I primi sono liberi, specialmente dal lavoro, i secondi sono schiavi, soprattutto del lavoro. I ricchi sono proprietari: di case, terreni, aerei, treni, navi, aziende, banche, partiti, canali televisivi, radio, giornali e persone. I poveri non possiedono nemmeno se stessi. Infatuati subliminalmente dallo stile di vita dei primi, inoculato nella loro psiche e nel loro inconscio per mezzo degli strumenti di comunicazione di massa, i poveri sognano di diventare dei ricchi e di imitare questi ultimi in ogni livello della società.
Di abitare nei luoghi “dei” ricchi, in ville sfarzose o case talmente accessoriate, ecologiche e tecnologiche a un tempo, da evocare quelle lette nelle pagine o viste nelle pellicole dei maestri della fantascienza. Di sposarsi “tra” ricchi, con cerimonie lussuosissime e privatissime svolte in castelli medievali, antichi templi e monasteri o in isole felici sperdute nell'oceano, nel deserto o nelle più alte vette del globo. Di frequentare i locali “dei” ricchi, come i bilionaire, gli attici, i privè, le sfilate di moda, le serate di gala, i casinò, i camping, le spiagge, i ristoranti, i villaggi e i negozi creati dai ricchi per i ricchi. Di accedere alle prime classi di aerei e treni, di entrare negli stadi e nelle strutture pubbliche per mezzo di accessi riservati. Di guidare costosissime automobili e motociclette. Di possedere le tecnologie più recenti. Di vestire capi firmati. Di diventare, insomma, dei vip a tutti gli effetti, aventi cioè tanti soldi, che è uguale ad avere tanto successo, che è uguale ad avere tanta influenza nelle stanze dei bottoni di ogni dimensione della nostra società, che è uguale ad avere potere.
Imbambolandosi con queste fantasticherie, i poveri non si rendono conto di aspirare ad emanciparsi da se stessi, cioè da quell'unico elemento che li tiene ancorati a quell'idea di umanità e di buon senso che li contraddistingue e li fa essere, ognuno, unici: la povertà.
Che significato ha l'attuale scaldarsi per essere tutti (di nuovo) benestanti? Un'uguaglianza economica, e cioè l'avere tutti quanti un conto in banca illimitato e imperituro, può forse risolvere definitivamente i reali problemi nei quali si è coinvolti? I malanni, le deformità, le imperfezioni genetiche non dovrebbero essere curabili o correggibili gratuitamente? Le attività e le pratiche inquinanti, con le quali uccidiamo il pianeta, non dovrebbero essere sostituite da condotte ecologiche, a tutela di esso? Le calamità naturali non dovrebbero essere previste e prevenute? Internet, il cellulare, l'energia elettrica, l'acqua potabile, il carburante, l'igiene cittadino, la salute, l'istruzione, la formazione continua, la pensione, un tetto sotto il quale abitare, ristorarsi, recuperare le forze e condividere il tempo che resta con le persone che si ama e da cui si è amati, non dovrebbero essere fruibili gratuitamente da tutti per diritto? Senza tassazione alcuna? L'essere umano non dovrebbe avere per diritto naturale un lavoro col quale sentirsi parte della comunità nella quale vive? I mezzi pubblici non dovrebbero essere gratuiti per tutti? E se così non è possibile, l'azienda non dovrebbe decurtare dalla busta paga le spese che l'impiegato o l'operaio sostiene per andare a lavorare? Lo Stato non dovrebbe conteggiare le spese a cui il disoccupato fa fronte per trovarsi un lavoro o affrontare un concorso? L'Iva, l'Irpef, l'Inps, le spese di registrazione, di gestione, di invio e ricezione documenti, di assicurazione, di bollo, non dovrebbero essere aboliti? L'essere umano non dovrebbe nascere senza problema economico alcuno?
No, mio caro web, non è essendo tutti quanti dei vip che è possibile affrontare questi problemi, perché avendo le tasche piene si baderebbe soltanto alla fama, al successo, al potere e alla differenziazione in classi, conseguente, tra chi ha soldi e chi non ne ha. Perché per essere dei vip, è necessario che qualcuno non lo sia. E ciò vuol dire che occorre che qualcuno sia squattrinato, sventurato, povero e pazzo, affinché qualcun altro sia benestante, fortunato, ricco e potente.
È preferibile che siano tutti quanti in rosso, in bancarotta, nullatenenti, per accorgersi di quei problemi e per accorgersi che tante di quelle tassazioni non hanno diritto ad esistere. Sono soltanto delle invenzioni per creare distinzioni sociali, gruppi, divisioni tra ricchi e poveri, vip e sconosciuti, potenti e impotenti.
Possibile, mio caro web, che, malgrado non si sia ancora diventati tutti poveri, non ci sia un Mandela dentro di noi? Possibile che nessuno si sia accorto dell'Apartheid economico nel quale viviamo e nel quale siamo costretti? Possibile che non ci sia nessuno che affermi “Non importa quanto stretto sia il passaggio/quanta piena di castighi la vita/, io sono il padrone del mio destino;/io sono il capitano della mia anima”(Invictus, di W. E. Henley), e che si batta per la giustizia? Per il diritto ad abitare questo mondo, sgravati dal peso delle diaboliche invenzioni umane in vista del potere?
Riposa in pace, Nelson, per un po' di tempo. Riposa in pace, e rinasci. Urge un Rolihlahla per il pianeta. Noi, “neri” dell'Apartheid economico, abbiamo bisogno di “qualcuno che provochi guai”. Per il nostro bene.
Medita web, medita...

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lunedì 2 dicembre 2013

OLTREWEB: Vittima sacrifi-sconi

- di Saso Bellantone

Buon meriggio web,
dopo una pausa durata anche troppo, la rubrica OLTREWEB torna, richiamata prepotentemente dalla strana aria che si respira in questi giorni. Ha il profumo di cambiamento, di metamorfosi, quest'aria. È provocata da una crisalide che improvvisamente ha deciso di trasformarsi in farfalla, per volare nel cielo di ogni singolo individuo e difenderne i diritti fondamentali. Per diventare tale, però, tale ninfa aveva bisogno di una vittima sacrificale e sembra l'abbia trovata. Decidendo la decadenza de l'uomo-che-chiede-il-consenso, la crisalide-Parlamento sta facendo la storia. Si sta purificando di tutti i mali della politica stivalica ereditati, per chiudere una pagina (lunga, ahinoi!) della storia politica dello Stivale e di aprirne una nuova. Ella va verso un nuovo inizio, con il quale tornare (o cominciare?) a occuparsi seriamente della cosa pubblica, del bene comune, dello Stato. Ciò perché lo Stato (cioè l'insieme dei cittadini e del patrimonio mobile e immobile stivalico) soffre. Sta morendo. E una tale mutazione, generata con il sacrificio umano, è divenuta necessaria. Doverosa. Inevitabile.
Difatti: gli imprenditori si suicidano. Gli operai vengono licenziati. Le aziende chiudono. Le attività commerciali dichiarano fallimento. I giovani espatriano. I pensionati lavorano in nero. I disoccupati non sanno dove sbattere la testa. Gli inoccupati invece sanno di doverla picchiare nel muro della disperazione e della morte certa, non fosse per le associazioni umanitarie e religiose, famiglie comprese (associazioni non riconosciute, i cui sacrifici non sono applauditi da nessuno), che danno loro un pasto caldo e un tetto in cui dormire. Chi fortunatamente lavora ancora, non sa come pagare le tasse, che aumentano di continuo, né come arrivare a fine mese. I figli (fortunato chi va ancora a scuola o all'università) diventano criminali. Si drogano, bevono, spacciano, si prostituiscono, sicuri di non avere futuro alcuno. Gli immigrati, senza alternativa nel loro paese d'origine, muiono, o vengono rispediti a calci al mittente, in spregio alla carta dei diritti fondamentali dell'uomo...
Sì. C'era proprio bisogno di questa mutazione e di questo sacrificio. È giunta l'ora di rimboccarsi le maniche e di lavorare per davvero, per ridare un po' di speranza a chi non ne ha più.
Ma sarà proprio così? Il Parlamento stivalico o, meglio, la politica stivalica ha realmente deciso di darsi da fare? Di operare PER la gente?
Il profumo di cambiamento che si respira nell'aria è forte, sì, ma tale intensità sembra celare un cattivo odore, sembra puzzare. Sembra si tema il malcontento generale che ormai è diventato una bomba ad orologeria che potrebbe minare dalle fondamenta la Repubblica stivalica. La gente (sopra sintetizzata, e anche malamente), potrebbe ribellarsi davvero. Potrebbe scagliarsi contro la politica stivalica, prenderne brutalmente il posto e fare quello che non è stato fatto finora.
È possibile, dunque, che la politica stivalica abbia sacrificato l'uomo-che-chiede-il-consenso per salvare il salvabile? Per salvare se stessa? È possibile che le scissioni di partito, la nascita di nuovi, il cambio di segreteria, le nuove alleanze siano da intendere in questo senso? È possibile che dopo Cesare, Robespierre, Bettino Craxi, il Parlamento abbia deciso di offrire una vittima sacrificale per mantenere il proprio potere? Per illudere la gente che adesso è l'ora della giustizia? Della legalità? Della trasparenza? E nel frattempo riassemblare gli equilibri e continuare a occuparsi degli interessi personali, assicurandosi ora il mantenimento dello Stivale nella zona-Leviatano per poi riscuotere pacchetti di potere all'interno del Grande Leviatano del Nord? E tutto questo, natauralmente, a scapito degli stivalici creduloni?
Si respira una strana aria in questi giorni. Ha il profumo di cambiamento, di metamorfosi, quest'aria. Ed è forte. Ma tale intensità sembra celare un cattivo odore, sembra puzzare. Possibile, mio caro web, che hai disimparato a riconoscere gli odori? A distinguere il profumo dal cattivo odore? E se invece non l'avessi mai dimenticato?
Medita web, medita...

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domenica 24 febbraio 2013

OLTREWEB: Al rinnovo del Leviatano Stivalico



- di Saso Bellantone
Buon meriggio web,
oggi e domani sei chiamato ancora a esprimerti per rinnovare le due stanze rappresentative del Leviatano Stivalico. È un momento epocale, perché con coscienza, razionalità, coraggio puoi pronunciare il tuo parere una volta per tutte sui corpi manager che precedentemente hai scelto per dirigerti, artefici e corresponsabili dei mali che attanagliano il tempo presente. Con un gesto semplice tanto quanto il simbolo impiegato per manifestare la tua scelta, una x, hai la possibilità di dire basta alla crisi economico-finanziaria, ai banchieri, ai vecchi barbagianni incollati alle seggiole, ai burattinai, alle pensioni d’oro, agli stipendi di lusso, ai rimborsi elettorali, agli sprechi, alle tasse, alla fame, alla povertà, alla disoccupazione, all’euro, all’emigrazione, alla cassa integrazione, ai suicidi degli imprenditori, all’oligarchia delle caste, all’ingiustizia, alla malasanità, alle autoblu, alla disinformazione, alla scolarizzazione e al processo di totale privatizzazione dell’istruzione, insomma a tutte le pestilenze che braccano il tuo quotidiano, condannandoti alla putrefazione e al sonno eterno. Hai la possibilità di ricominciare e di affermare i diritti, le libertà, le dignità di ogni morto vivente e giramondo che pesta la terra dello Stivale, reo di esistere e di desiderare una vita umile, semplice, pari a quella di ogni altro. Ma invece di segnare con sensibilità, ragionevolezza, ardimento la parola fine alle tue epidemie e agli oligarchi, tornerai a offrire la tua fiducia ai vecchi partiti imbiancati di nuovo e ai soliti rappresentanti delle caste tutte, rinnovando in questa maniera la tua autorizzazione a infettarti, a corroderti, a sopprimerti.
Le motivazioni che condizionano la tua scelta sono meschine: la brama della potenza e di tutti i comfort connessi, l’avidità, l’ossidazione in categorie politiche ormai logore e prive di qualsiasi contenuto originario, l’ignoranza incidentale o indotta, la manipolazione, il panico, la degenerazione ruotante attorno alle pulsioni, all’egoismo, alle pazzie ricercate in ogni istante, che ti spingono a delegare altri nel prendere decisioni al posto tuo. Posseduto da tali demoni, sceglierai il volto, concreto o ideale, di chi maggiormente sembra rappresentare e incarnare questi diavoli e dopo aver riconfermato una configurazione infernale dello Stivale, tornerai a lamentarti dei tuoi mali e delle caste, auspicando la redenzione e rifiutando di riconoscerti come effettivo artefice della tua stessa rovina.
Come puoi pronunciare le parole rivoluzione, cambiamento, miglioramento se, mio caro web, segui eternamente questa condotta, comportandoti come un cane che senza sosta si morde la coda e si lamenta, a favore delle morie e dei potenti? Bisogna passare da una politica fondata sul “chi” ad una basata sul “che cosa”, da una concezione della politica inattiva e delegante ad una attiva e partecipativa. Che senso ha nausearsi della politica, quando invece, mio caro web, dovresti disgustarti di te stesso? La politica è l’unico strumento per esprimere, riconoscere e servire universalmente la libertà, i diritti, la dignità umani e non, viceversa, un mezzo per rinnegarli. Se l’arte del governo non risponde a questi requisiti non è colpa della politica in sé – la quale non esiste – ma di coloro che la fanno e di chi sceglie questi ultimi, cioè tu stesso mio caro web.
Cosciente di questo, mio caro web, scegli bene e combatti la pochezza che, ogni volta, ti spinge a mettere la x là dove riconosci gli stessi demoni che abitano la tua carne. Malgrado la tua x sia una debole forza, assieme a quelle degli altri può costituire davvero una grande forza capace di spazzare via tumori e caste. Ma a tal fine, mio caro web, devi prima trovare il coraggio di guardare in faccia la miseria sostanziale, la bassezza spirituale, la povertà intellettuale nelle quali galleggi presuntuosamente, nel triste tentativo di arrivare al domani a scapito dell’altro, privo di ogni umanità. Devi puntare in alto tu stesso, mio caro web, credere di poter diventare ogni istante migliore di quello precedente, vivere recuperando le antiche costellazioni di valori con le quali i tuoi antenati, privi di tutto, hanno regolato la propria condotta. Devi cambiare, mio caro web, e fare la politica tu stesso, se vuoi sperimentare un’altra politica, proiettata e incentrata sui tuoi diritti, le tue libertà, la tua dignità. Senza questa metamorfosi, non soltanto quello di oggi e di domani ma qualsiasi voto continuerà ad essere un'occasione sprecata, come quelle passate, per rendere lo Stivale e il pianeta dei posti migliori, abitati da persone migliori.
Medita web, medita…

lunedì 31 dicembre 2012

OLTREWEB Buon 2013? No, buona battaglia...


- di Saso Bellantone
Buon meriggio web,
sei all'epilogo di un anno e al varo di uno nuovo e già cominci a mandare buoni auspici a parenti e amici, sperando che il 2013 sia diverso dal 2012. Sarà certamente diverso sì, ma non è detto sarà migliore. Quel che è cominciato l'anno precedente, proseguirà implacabile per la creazione di un nuovo ordine mondiale e di una differenza tra signori e schiavi. I diritti, le libertà e le dignità acquisite dai tuoi avi con il tributo del sangue continueranno a svanire sotto i colpi di martello del dio denaro, il supremo meccanismo di rivoluzione totale dell'urbe, figlio del modo di pensare dominante la nuova era: il capitalismo. I capitalisti e le banche accresceranno maggiormente il proprio potere trasfigurandosi in una nuova nobiltà dominante, mentre gli umili lavoratori, gli ex e gli aspiranti tali vedranno sempre più stringersi addosso le catene di una nuova schiavitù. Il lavoro, cioè la possibilità di sopravvivere, diverrà sempre più un miraggio, le difficoltà si trasformeranno maggiormente in bolle di cristallo infrangibili. Il costo delle tasse, della benzina, degli alimenti, degli abiti, di qualsiasi cosa possa essere prezzata – ente, fatto o servizio –, insomma il costo della vita aumenterà vorticosamente giorno dopo giorno. Gli stipendi e le pensioni si ridurranno dannatamente, i costi per lavorare diventeranno insostenibili, l'avere una casa, un'automobile, un cellulare o un pc diverrà sempre più un lusso per pochissimi. Sempre di meno saranno coloro che riusciranno a costituire una famiglia tutta propria, ancora di meno saranno quelli che riusciranno a portare avanti quella che già hanno. Aumenteranno i senza-lavoro, i bisognosi, gli affamati, i senza-tetto, i disperati, i precari. Diminuiranno gli imprenditori, i posti statali, i curatori, le mense, i rifugi, i custodi spirituali, le sostituzioni e le aspettative. Nasceranno sempre meno figli, sempre di meno saranno coloro che avranno i capelli brizzolati. Le scuole e le università si trasformeranno sempre più in aziende militarizzate volte a sfornare fantocci da usare come numeri nella guerra del potere economico. Lo studio, l'informazione, la conoscenza non serviranno più il criticismo, la genialità e lo spirito civile ma saranno sostituiti dalla ripetizione, l'indottrinamento, la memorizzazione passiva e inconsapevole. Gli ospedali e le chiese diverranno luoghi di cura dai costi esorbitanti, le cariche pubbliche spazi privilegiati per pochi eletti – pazzi, criminali e militari – con le tasche piene e al servizio degli squali. Stesso dicasi per quelle leviataniche e per quelle a Nord, a Sud, ad Est e ad Ovest del Leviatano. Il Titanico Mostro Settentrionale, assieme ai fratelli gemelli d'altri continenti, muove silente le proprie pedine economiche, fiscali, bancarie, politiche, militari e catecumenali accentrando tutti i poteri nelle proprie ventose, cancellando i Nani del vecchio continente e preparando il terreno per la conquista del pianeta.
E tu, mio caro web, auguri a tutti un buon 2013? No, web, impegnati invece in una buona battaglia per la sopravvivenza. Svegliati dall'incanto, non ci sarà nessun miracolo, nemmeno stavolta, come nell'inizio degli anni precedenti in cui ti auguravi tutto il bene possibile. Il vero prodigio sarebbe soltanto se tu, mio caro web, aprissi gli occhi e cominciassi a capire che se il mondo e la tua stessa vita sono ridotti allo sbando, il merito, o meglio il demerito, è anche il tuo.
Nessuno regala nulla a nessuno, lo sai mio caro web, tutto ha un prezzo. E per i potenti non c'è miglior regalo che hai fatto finora se non quello di spegnere la testa e dimenticare il tuo coraggio, in cambio dell'illusione di una vita più facile perché condotta da pochissimi che scelgono per tutti. Il prezzo che hai pagato senza accorgetene, è l'attuale assenza di tutto quello che vorresti riavere con il 2013. Credi ti verrà restituito tutto? Credi che basti qualche augurio? O forse è ora che tu stesso ti riprenda tutto quello che è tuo, che è di tutti, cioè il diritto a un'esistenza dignitosa, alla libertà? Non è l'ora di difenderti dai capitalisti e dio batterti sul serio per la tua sopravvivenza?
Medita web, medita...

mercoledì 3 ottobre 2012

OLTREWEB Comincia la risalita del fiume del diritto


- di Saso Bellantone
Buon meriggio web,
è ormai cominciata la risalita alle fonti del fiume del diritto e gli “andati a logica piramidale” di destra, di centro e di sinistra tremano. Hanno paura. E fanno bene. Perché sono consapevoli che il voto 2013 non sarà un semplice giro di boa ma una carneficina. Alcuni “andati”, infatti, affonderanno una volta per tutte alle foci del torrente, portandosi dietro gli ultra-decennali piloti e ammiragli, mentre il “fenomeno five-stars” risalirà sempre più il torrente stivalico appostandosi a un passo dalla sua sorgente, con la disperata forza di giovani vogatori su canoe che imbarcano acqua. Sarà un momento epocale. L’antico potrà essere rimpiazzato dal nuovo. La storia dello Stivale potrà prendere un nuovo corso. Ma dipende da te, mio caro web.
Gli “andati” conoscono questo pericolo da mesi, ma hanno voluto prendere del tempo. Con la giustificazione dello spread e della crisi economico-finanziaria, hanno chiamato l’Uomo del Monte e il giorno dopo gli hanno affidato le sorti dello Stivale con la sua guida tecnica, allo scopo di riorganizzarsi. Ma adesso, che l’Uomo del Monte si è dichiarato disponibile ad assumersi nuove responsabilità post-elettorali, tutti gli “andati”, non soltanto alcuni, rabbrividiscono. Temono di essere reputati inutili, superflui e di essere depennati dallo Stivale per sempre.
Eppure, questo è il destino che gli “andati” stessi hanno deciso per sé con decenni e decenni di mal-andamento e di mal-business con pietroni, mastravalute, banditi e intonacati, allo scopo di riempire la propria saccoccia a scapito delle greggi. Erano sicuri che non sarebbe mai venuto il giorno in cui il loro oscuro operato sarebbe uscito alla luce del sole. Invece, sono giunti diversi di questi luminosi giorni e, ora che questi sembrano interminabili, le mandrie sono stanche di vedersi magre e di sentire lo scandaloso scampanellio del collare stretto al loro collo dagli “andati”. Se non darsi all’ingrasso, almeno vogliono la salute e respirare senza strozzature.
Per questi motivi, nel 2013 il bestiame dirà di no agli “andati a logica piramidale” e si aprirà ai “fenomeni a logica circolare” come il five-stars. Il bestiame vuole auto-condursi e chiudere i vecchi mandriani nel recinto della dimenticanza. Gli “andati” ne sono coscienti e sperano di esorcizzare tale pericolo in due modi: gettando discredito sui fenomeni a logica circolare, denominandoli appunto “chiunquismo”; rivolgendosi ancora una volta al male minore, al rappresentante degli “importanti”, l’Uomo del Monte. Non si rendono conto che in entrambe le maniere accelerano il processo del loro svanimento. Nel primo caso, offrono alle greggi l’occasione di dimostrare loro che non si tratta di “chiunquismo” bensì di quel che gli “andati” hanno scordato o fanno finta di aver dimenticato: la sovranità popolare. Nel secondo caso, regalano agli “importanti” nazionali e internazionali il momento propizio per depennarli una volta per tutte, accentrare nelle proprie mani il potere del popolo, appunto, il Nano, e smantellare quest'ultimo più facilmente per generare più rapidamente l'impero del Grande Leviatano del Nord.
In un modo o nell’altro, dunque, gli “andati” sono al capolinea. Tremano. E fanno bene. Perché, superbi, anziché lasciare la cabina di pilotaggio a quegli stessi giovani vogatori imbarcati nei “fenomeni a logica circolare”, preferiscono affondare con i propri vecchi capitani e ammiragli. E affonderanno, cedendo il passo agli “importanti” e alla fine di ogni cosa, così com'è stata finora.
La piena del fiume del diritto, mio caro web, sta arrivando e l’unico modo per frenare la fortuna degli “importanti” è abbandonare le vecchie navi degli “andati a logica piramidale” con i loro capitani, imbarcarsi sulle canoe dei “fenomeni a logica circolare” e strappare agli “importanti” la cura di quello che è stato sempre tuo: il Nano. Ma tu, mio caro web, stai preparando le canoe oppure preferisci stare ancora una volta dentro il recinto, quello però del Titanico Mostro Settentrionale, degli “importanti” internazionali e della smisurata compravendita targata (ze)Leviatan?
Medita web, medita…

lunedì 3 settembre 2012

OLTREWEB Dall’afa alla pioggia in crisi


- di Saso Bellantone
Buon meriggio web,
temporali si avvistano all’orizzonte. Acquazzoni, segnalati da tuoni e fulmini affamati d’afa come avvoltoio bramoso della prossima carcassa. Il vento fa la sua parte. Avvicina alla costa, con la sua furia, grandi masse di nuvole nere, cariche di pioggia pronta a lavare via, molecola per molecola, i vapori di una stagione estiva abbrustolita dalla follia della verità: la crisi.
I paesi sono stati semivuoti per la maggior parte della stagione. Il turismo scarso. Le attività commerciali sono state abitate da ombre, tele di ragno e spettri. Le strade sono rimaste immobili, come le stesse case abitate da morituri, in attesa del colpo di grazia che tarda sempre ad arrivare. Si è speso con cognizione di causa. Quanto si è potuto. Si è pesato il centesimo, per assicurarsi di pagare le tasse, tutte le tasse, e garantirsi un boccone a testa.
Ma questo è quanto è avvenuto nelle ore diurne. Durante la notte, tutto è cambiato. I paesi si sono popolati dei soli propri abitanti. È apparso qualche turista. I commercianti hanno asciugato la loro fronte. Le vie dei paesi hanno preso vita, assieme alle abitazioni improvvisamente pregne di parole, rumori e cin cin. Ci si è lasciati andare. Non si è badato a spese, tasse e quant’altro ma soltanto a dimenticare la folle disperazione della crisi dentro un bicchiere, pieno di sogni di vite e di luppolo.
Si è andati avanti così per tutta la stagione, spezzati nel corpo e nella mente da una crisi, valoriale ed economico-finanziaria che si è toccata con mano. Tutti l’hanno tastata. Tranne i piccoli, protetti dalla loro stessa innocenza, i giovani in attesa che Eros li colpisse con una delle sue frecce, i vecchi abbandonati alla solitudine di una casa vuota, e i pazzi preservati dal labirinto che il destino ha riservato loro o che loro stessi hanno creato da sé e per sé.
Adesso, però, che le corvine nuvole aprono le proprie cateratte e rilasciano la pioggia per lavare via l’estate, tutto cambia di nuovo. L’aria diviene più fresca e tale frescura sembra chiamare ognuno per nome. Sembra invitare ognuno a uscire fuori dalla propria abitazione e da se stesso, verso quell’ambiente in cui non è giorno né notte ma è soltanto piovoso. È un richiamo irresistibile. La pioggia sembra quasi un evento miracoloso, quasi una panacea, malgrado il malore sia uno soltanto. E allora ecco che ci si abbandona alla pioggia, ci si lascia inzuppare da Lei per alimentare quel niente di speranza rimasto nella parte più remota di se stessi e appena apparso innanzi ai propri occhi. Il sogno, cioè, che la frescura dell’acqua si porti via la malattia penetrata nella carne oltre che nella mente: la follia della verità, la crisi.
Ma la pioggia, mio caro web, non è soltanto pioggia. Il farmaco per curare la crisi, puoi scoprirlo soltanto tu e, forse, tu e la pioggia siete la medesima entità.
Medita web, medita… 

venerdì 20 luglio 2012

OLTREWEB Lo Stivale ratifica il Fiscal Compact, il Mes e… dice di sì al Leviatano


- di Saso Bellantone
Buon meriggio web,
il Grande Leviatano del Nord muove i suoi tentacoli, cresce, si fortifica, assicura il proprio dominio sul Vecchio Continente, cancellando ogni Nano, ventosa dopo ventosa, dal proprio interno e con il suo consenso. Dopo il sì del Senato del 12 luglio, ieri la Camera dei Deputati Stivalica ha infatti ratificato il Fiscal Compact, cioè il Patto di Stabilità per rinforzare, e restare all’interno della zona Leviatano. 368 voti favorevoli, 65 contrari, 65 astenuti. Alla votazione erano assenti “l’uomo che chiede il consenso”, “la romeo che dice no”, “l’uomo che dice di bere in modi sani”, “l’uomo che crea disordini” ed altri esponenti dei principali partiti che nel 2013 si presenteranno alle votazioni per formare un nuovo governo. Non c’erano, perché costoro sono filo-Leviatanici fin nelle ossa ma non vogliono apparire tali agli elettori. Se lo facessero e in futuro gli elettori dovessero esprimersi contro il Leviatano, gli esponenti dei partiti non potrebbero costruire la propria campagna elettorale, e dunque accumulare voti, attorno al popolare “No al Leviatano”. Evitando di presentarsi alla Camera ieri, e di esprimersi pro o contro il Leviatano, hanno la possibilità di verificare il tuo sentore  e di costruire la propria campagna elettorale sulla base del “Sì o del No al Leviatano” e, quindi, di accumulare voti per restare nuovamente al potere con il tuo consenso. Furbizia? No, politica, anzi, politici. Che cosa aspettarsi da chi intende la politica, fin dalla nascita dello Stivale, come lo strumento migliore per assicurare il proprio potere con il tuo consenso e a scapito tuo? Solo che, adesso, il potere che desiderano acquisire non rientra più nei miseri confini Stivalici bensì in quelli più estesi dell’Immenso Mostro Settentrionale.
Come spiegato precedentemente, http://disoblio.blogspot.com/2012/03/oltreweb-attenti-al-fiscal-compact.html, il Fiscal Compact è un Trattato sulla Stabilità e la governance economica dei paesi all’interno della zona Leviatano, costituito da una serie di regole d’oro, utili per mantenere l’equilibrio di bilancio e, dunque, la vita del Titanico Crachen Nordico. Tra le cose più preoccupanti ne figurano alcune. PRIMA: le “correzioni economiche” applicabili direttamente e senza chiederti nulla, previste dal Trattato, qualora il PIL dello Stivale e il rapporto deficit-PIL non rispondano ai parametri stabiliti dal Leviatano. In altri termini, i governanti stivalici potranno recuperare i capitali utili per rispettare qui parametri, prelevandoli direttamente dal tuo conto corrente o in forma indiretta tassandoti, aumentando le tasse. Ciò vuol dire che se già ora, mio caro web, non riesci ad arrivare a fine mese, presto non riuscirai nemmeno ad arrivare all’indomani per via di affitti, tasse, mutui, prestiti e quant’altro già pesa sul tuo conto. SECONDA: Gli Stati con debito pubblico superiore al 60% del PIL hanno tempo 20 anni per rientrare al di sotto di tale soglia, ad un ritmo pari ad un ventesimo della quota eccedente per ogni anno. Nel caso stivalico, il cui debito è pari al 120%, si tratta di una riduzione pari al 3% ogni anno (60% / 20 anni), vale a dire di manovre comprese tra i 40 ed i 50 miliardi l’anno, cifre che potrebbero aumentare se fossimo in recessione, come lo siamo attualmente. Se non dovessimo essere in recessione e se per 20 anni lo Stivale dovesse ridurre il debito di 50 miliardi l’anno, ciò significa che in 20 anni preleverebbe dall’economia e dalle tue tasche un importo pari a 1.000 miliardi di (ze)Leviatan, il che vuol dire più tasse, più fame, più disoccupazione, meno denari utili, meno acquisti (anche di beni di prima necessità come il pane per esempio), meno lavoro, meno servizi, per farla breve, meno vita.  TERZO: Le regole d’oro devono essere inserite nella Costituzione Stivalica, cosa che è stata approvata ieri con la ratifica della Camera… e quest’ultima è la cosa che più di tutte impensierisce. L’inserimento del Fiscal Compact all’interno della Costituzione significa non soltanto che il Grande Leviatano del Nord viene riconosciuto dallo Stivale ma, anche, che gli si riconosce l’autorità di decidere per lo Stivale in termini economici che, ormai, vuol dire in termini di vita. Il Titanico Mostro Settentrionale, in altre parole, diventa l’unico padrone delle tue scelte e delle tue condotte, ai cui comandi non puoi disobbedire, pena: qualsiasi cosa. Dal sequestro dei beni, allo sfratto, al carcere, all’immediata esecuzione pubblica.
Per mascherare questa poderosa manovra di potere in prospettiva totalitaria, ieri è stato ratificato anche il Mes, il Meccanismo Leviatanico di Stabilità, che consiste in un fondo di 500 miliardi di (ze)Leviatan utili per aiutare i Nani membri del Titanico Mostro Settentrionale che rischiano il fallimento, operativo da settembre. Ma a che potranno servire quei 500 miliardi, quando si prevedono tagli sui capitali e sui dipendenti, sugli operai, sul lavoro? Quando si prevede Spending Review e austerity a oltranza, in aggiunta a quei 50 miliardi di (ze)Leviatan da prelevare all’anno, per ridurre il debito pubblico, come previsto dal Fiscal Compact? Quando anziché creare lavoro, sostenere le aziende e gli operai, scongiurare la fuga all’estero e privilegiare il made in Stivaly, si annienta il lavoro, si distruggono le aziende, si licenziano gli operai, si sostiene l’espatrio e l’importazione e il consumo di prodotti made in “Altrove fuorché in Stivaly”?
Viviamo tempi infausti, mio caro web, nei quali tra crisi economico-finanziaria e speculazione internazionale, chi ti governa, illudendoti di decidere per te e per la soluzione migliore per la tua sopravvivenza, per la difesa dei tuoi diritti, primi fra tutti il diritto alla vita e alla libertà, alla fine, non fa altro che decidere per i propri interessi, per i membri delle proprie lobbies d’appartenenza e assicurarsi un pezzo di potere nel futuro totalitarismo Leviatanico. Se vuoi ancora difendere il tuo diritto alla vita e alla libertà, se vuoi sopravvivere e scongiurare la schiavitù, è tempo di voltare le spalle al Grande Leviatano del Nord e ai suoi servi infiltrati in tutti i posti di potere stivalici, in primis nel parlamento, di mandarli a casa nelle primarie 2013 e, qualora non ci riesci, di ribellarti veramente a questo assurdo gioco di potere, la cui posta in gioco è la tua vita, quella dei tuoi simili e dello stesso pianeta in cui vivi. Dopodiché, occorre gettare le basi per un’alternativa al Titanico Crachen Nordico, che consiste innanzitutto nel tentare di far capire agli altri Nani che non hanno ancora firmato il Fiscal Compact (è stato firmato da Grecia, Slovenia, Lettonia, Portogallo, Stivale), entro il 1 gennaio 2013, che tale autografo è l’atto di rinuncia alla propria libertà, alla propria storia, alla propria autorità; in secondo luogo, nel tornare all’amore per lo Stivale, per la sua storia e per la sua vecchia moneta: la lira. Ma come farlo capire ad altri, se tu, mio caro web, ancora non te ne sei reso conto?
Medita web, medita…

sabato 30 giugno 2012

OLTREWEB Scudo anti-spread… pro-Leviatano


- di Saso Bellantone
Buon meriggio web,
l’uomo del monte è soddisfatto per l’approvazione dei meccanismi anti-spread approvati in questi giorni a Bruxelles. Si è creato uno scudo, un fondo salva-Nani di 120 miliardi di (ze)Leviatan, capitalizzato dai Nani membri del Grande Levitano del Nord, con il quale, qualora un Nano dovesse trovarsi in difficoltà. Più esattamente, se lo spread tra un Nano e l’altro dovesse crescere a dismisura, la BCL (Banca Centrale Leviatanica) comprerebbe i titoli di Nano del Nano in difficoltà. I fondi ricevuti con tale acquisto, servirebbero per rivitalizzare l’economia nanica in crisi e per abbassare lo spread, cioè la differenza tra il tasso di interesse tra un Nano e l’altro per ricapitalizzare il proprio debito pubblico. Per esempio, se prima un Nano aveva un tasso d’interesse per ricapitalizzare il proprio debito pubblico pari a 120, adesso tale tasso scenderebbe a 90, 80 e via dicendo, a seconda del caso.
Un’altra manovra prevista da tali meccanismi è la ricapitalizzazione diretta delle banche dei Nani in difficoltà. Mentre prima il Grande Leviatano del Nord faceva prestiti ai Nani e applicava a questi ultimi i tassi di interesse per restituire indietro la somma ricevuta, adesso il Titanico Mostro Settentrionale può prestare delle somme direttamente alla banche dei Nani in difficoltà e applicare a quest’ultime i tassi di interesse per la restituzione delle somme prestate.
Sul breve periodo, tali meccanismi sono una conquista, non soltanto per quanto spiegato sopra ma anche perché in questa maniera, crescerebbe la credibilità degli altri titoli di Nano, per esempio dello Stivale, da quest’ultimo posseduti ancora e si riattiverebbe l’economia dello Stivale mettendo in circolo maggiori capitali, da investire nella produttività e nella crescita, prima assenti o sottratti a causa del debito pubblico. Ma sul lungo periodo potrebbero risultare un fiasco.
Innanzitutto, ogni titolo venduto ha una scadenza entro la quale o giunta la quale il Nano che ha venduto quel titolo deve restituire il capitale precedentemente ottenuto, con un determinato tasso di interesse. Il Titanico Mostro Settentrionale potrebbe decidere più avanti di vendere quel titolo ad altri – e guadagnarci sopra, dal momento che ha più credibilità del Nano di partenza – e lo Stivale, per esempio, potrebbe vedersi costretto a restituire la cifra iniziale ricevuta ad altri. Inoltre, dal momento che sono le banche a indebitarsi con il Grande Leviatano del Nord, per poter restituire la somma ricevuta più l’interesse potrebbero decidere di mettere mano ai propri pacchetti e servizi a svantaggio economico dei propri clienti, lasciando così una somma costante di capitali in circolo, utili per investire e crescere come Nano, oppure una somma sempre più minore. Infine, se con i capitali ricevuti per coprire il proprio debito pubblico e se con quelli ricevuti dalle banche non si riuscisse “veramente” a fare buoni investimenti per lo Stivale e a farlo dunque crescere, cioè a metterlo in condizioni di pagare titoli e debiti contratti, si potrebbe correre il rischio – in questi giorni costante – di un default. Di conseguenza, chi possiede i titoli stivalici ed è in credito nei confronti delle banche stivaliche diverrebbe il proprietario di ciò che rappresentano quei titoli, dunque dello Stivale, e di quelle banche. A meno che, lo Stivale non decidesse di arroccarsi entro i propri confini sempre più labili e immaginari, di tornare alla precedente moneta e di prepararsi al peggio, conflitto armato compreso.
Naturalmente il Grande Leviatano del Nord non venderebbe mai i titoli stivalici ad altri, perché qualora le cose dovessero andare male, è questa la sua aspirazione e la sua volontà, ne diverrebbe il proprietario. Inutile dire che – si veda l’immaginaria crisi economico-finanziaria – farà in tutti i modi per impossessarsi anche delle banche stivaliche e diventarne il signore.
È evidente, mio caro web, che lo scudo anti-spread non è altro una manovra pro-Leviatano. L’uomo del monte, lo sa ma lo spaccia messianicamente come una salvifica conquista per lo Stivale, per la Terra del Flamenco e per tutti i Nani che potrebbero trovarsi nelle stesse difficoltà avute in questo periodo, per esempio, dalla Culla dell’Occidente, allo scopo di guadagnarsi un pezzo di potere all’interno del devastante totalitarismo continentale che si sta costruendo in questi giorni. È chiaro anche in questo caso, mio caro web, che non tutto quel che luccica è oro. Ma tu, mio caro web, sei capace per una volta di scorgere il diavolo dietro quella che apparentemente sembra acqua santa?
Medita web, medita…

giovedì 21 giugno 2012

OLTREWEB Un’occasione sprecata


- di Saso Bellantone
Buon meriggio web,
il 17 giugno la Culla dell’Occidente ha sprecato una buona occasione per dare origine a uno smantellamento del Grande Leviatano del Nord. Votando per un governo filo-leviatanico non ci sarà nessun terremoto né alcun effetto a catena. I Nani resteranno intrappolati dietro le sbarre della prigione sotto forma di moneta unica, sbarre più forti e più opprimenti di prima. Tonificato il progetto di un dominio economico del Vecchio Continente, adesso il Titanico Mostro Settentrionale guarda all’egemonia fiscale e politica della vecchia urbe continentale. Non trema più. Adesso sa che ogni campanello d’allarme può essere spento con la semplice manipolazione della scelta, facilmente corruttibile, con la falsa promessa di fondi salva-Nani nel contesto di una crisi economica globale, inventata e provocata allo scopo del potere. E così è stato con i Cullici. Convinta della convenienza di restare nella zona-Leviatano per scansare il default, la Culla dell’Occidente crede che con i fondi che riceverà dall’Immensa Arpia Nordica riuscirà a coprire il debito pubblico, a riassestare il proprio PIL, a creare lavoro, dunque a contrastare la disoccupazione, la cassa integrazione e i licenziamenti forzati, a ricostituire tutte le piccole e medie aziende fallite e, quindi, a rilanciare la propria economia e la propria posizione di prestigio all’interno della zona-Leviatano. Crede. Ma ce la farà? O meglio, il Grande Leviatano del Nord le concederà di rinascere dalle proprie ceneri?
Il Titanico Mostro Settentrionale non concede a nessun Nano di risorgere dalle vecchie spoglie economiche, politiche e istituzionali. È Lui stesso a incenerirli con il marchio unico di una moneta e di una economia surreale: lo (ze)Leviatan. L’Immensa Arpia Nordica si mostra continuamente come un Messia secolarizzato che non conosce punizioni ma soltanto premi. Presta fondi ai Nani, illudendoli della salvezza economico-finanziaria, li ammansisce, li anestetizza e così, mentre il loro debito cresce e la loro economia peggiora nuovamente, si abbandona in una diabolica risata. Ormai sa di stringere i Nani in un pugno. Decidendo di restare nella zona-Leviatano anziché tornare alla propria moneta, così come ha fatto la Culla dell’Occidente perché narcotizzata dai premi leviatanici, i Nani accettano, inconsapevoli, di perdere la propria autorità per riconoscerne una soltanto: quella del Titanico Mostro del Nord.
La Culla dell’Occidente crede di essere salva, di aver scampato il pericolo e nel suo letargo provocato dalla chimera della moneta unica non si rende conto che è pronta a tornare punto e a capo. Non c’è salvezza per la Culla dell’Occidente né Redenzione. Sotto le acque dello (ze)Leviatan, gli squali dell’Immensa Arpia Nordiaca divorano pezzo dopo pezzo le sua membra finché non sarà ridota all’osso. Soltanto allora i Cullici capiranno quale occasione hanno perso il 17 giugno 2012. Ma in quel momento, sarà troppo tardi, perché saranno già diventati i primi schiavi della mefistofelica macchina di potere continentale, in ottica planetaria, dal nome Grande Leviatano del Nord.
Una volta spolpata la Culla dell’Occidente, sarà sazia la voracità degli squali leviatanici? Oppure procederà con altre squisitezze del menù continentale, vedi Terra del Flamenco e Stivale? E se stessero gustando già, come antipasto, questi due Nani, mentre tutti continuano a guardare alla Culla dell’Occidente? C’è solo un modo per capirlo, mio caro web: osserva la Terra del Flamenco e lo Stivale e verifica se già si intravedono le loro ossa.
Medita web, medita…

sabato 2 giugno 2012

OLTREWEB Quel 2 e 3 giugno ’46, oggi…


- di Saso Bellantone
Buon meriggio web,
il 2 e 3 giugno di 66 anni fa venivi chiamato alle urne per decidere quale forma di governo darti tra la monarchia e la repubblica. Scegliesti la repubblica, segnando così la fine del regno di Savoia, del fascismo e di un’immensa epoca continuamente belligerante, causata dallo sfrenato desiderio del dominio dell’urbe conosciuta da parte di Nani e Sovrani, culminata nei grandi e tragici conflitti mondiali. Scegliendo la repubblica ebbe inizio la rivoluzione. Dichiarasti che né monarchi né dittatori potevano decidere per te, sulla base di fittizie origini divino-nobiliari o di presunte superiorità razziali. Non più. Adesso, saresti stato tu a determinare il bene e il male esprimendoti direttamente per mezzo di elezioni, di partiti, di referendum, di rappresentanti, di deputati, senatori, presidenti e amministratori vari, di una costituzione, di statuti, di ordinamenti deontologicamente fissati e perfezionati di volta in volta al sorgere di nuove fattispecie e casistiche prima impensate.
Adesso, avresti potuto vivere libero, responsabilmente, civilmente, nell’uguaglianza e nella solidarietà con i tuoi simili.
E tuttavia, a causa di complesse ragioni storico-etno-geografiche, non ti rendesti conto della rivoluzione appena inaugurata. Superata la battuta d’arresto di ipotetici, o veritieri, chi lo saprà mai, brogli elettorali, ti lasciasti sedurre da diavoli travestiti da angeli, seguaci di vecchie lobbies infiltrati nella politica, nella giustizia, nell’economia, nelle istituzioni, ovunque, e ti lasciasti privare, con evangeli multimediali e apparentemente abbaglianti, del diritto di decidere personalmente e direttamente, in ogni singola situazione, questione o fenomeno riguardante tutti gli stivaliani, qual è il destino dello Stivale, dunque, quale è il tuo.
Guardandoti attorno, mio caro web, non vedi altro che obblighi, tasse, oligarchia, crisi economica, calamità naturali, fame, disoccupazione, disperazione, disservizi, disinformazione, debiti, scandali, sprechi, evasione, illegalità, criminalità, suicidi, omicidi, abusi, rapine, attentati e frodi, vedi un grande Stivale d’argilla disgregarsi giorno dopo giorno e ti lasci convincere, subliminalmente, di lasciarlo decomporre, sfacendoti pensare, subliminalmente, che  è la cosa migliore per tutti. Ti insinuano perfino l’idea di non commemorare la Festa della Repubblica Stivaliana, provocando il tuo rimorso e la tua compassione con le immagini delle tragedie che recentemente hanno coinvolto diversi co-stivaliani. Perché non ricordare il 2 e 3 giugno ‘46? Perché dimenticare il giorno in cui 66 anni fa conquistasti i diritti, le libertà, la democrazia, con l’attenuante delle tragedie che i co-stivaliani stanno vivendo? Com’è possibile mischiare le due cose, vale a dire un traguardo politico di tutti gli stivaliani e le tragedie sociali attualmente in atto?
Chi ti governa, mio caro web, e tesse i fili di tutti gli altri poteri Stivalici, potrebbe dimostrarsi solidale nei confronti degli stivaliani colpiti da tali tragedie, impiegando parte della propria parcella e del proprio tempo per aiutarli nel modo migliore possibile e, a un tempo, potrebbe avvalorare l’importanza di ricordare il 2 e 3 giugno ’46. Invece, tiene moneta e tempo per sé e, con la scusante di quelle tragedie, si lava le mani sia delle tragedie stesse sia della Festa della Repubblica. E intanto, mentre tu, mio caro web, ti convinci che non ha senso ricordare il 2 e 3 giugno ’46, innanzi a tutte le tragedie che vivi da diversi anni, per ultime quelle telluriche, chi ti governa e dirige i fili dei poteri usa la tua convinzione per accelerare il processo di dissoluzione dello Stivale per annetterlo, regalandolo in un pacco ben confezionato, al Grande Leviatano del Nord. Dissoluzione dello Stivale vuol dire svanimento dei diritti, delle libertà, della democrazia conquistati soltanto 66 anni fa.
Sei confuso, mio caro web, ti lasci intrappolare dalla falsa compassione, dalle promesse ingannatrici e dagli evangeli mediatici dei figli delle lobbies che, curando soltanto i propri interessi, si assicurano nuovi ruoli, posti e forme di potere all’interno del Titanico Mostro Settentrionale totalitario, con la chiara intenzione di metterti il cappio il collo e la catene.
Quando giunge il momento in cui ti rifiuti, mio caro web, o, quantomeno, tentenni nel ricordare il 2 e 3 giugno ’46, e pensi che forse è davvero l’ora che lo Stivale si frantumi una volta per tutte, allora vuol dire che hai già perso quello che 66 anni fa hai conquistato, diritti, libertà, democrazia, e che sei già divenuto uno schiavo del Grande Leviatano del Nord, ma non ancora non ne sei cosciente.
È necessario, mio caro web, solidarizzare impotente, pigro e ininfluente nei confronti degli stivaliani colpiti da ogni forma di tragedia e per questo motivo sia dimenticare il 2 e 3 giugno ’46 sia desiderare lo svanimento dello Stivale, per sperare in una soluzione di tutti i tuoi attuali problemi concreti e intellettuali? Oppure occorre farsi consapevolmente, laboriosamente ed efficacemente carico di tutte le tragedie che gli stivaliani attualmente vivono e dar vita a una rinnovata repubblica, facendo ancora una volta quel che il 2 e 3 ’46 fecero i tuoi avi, ossia spodestare chi sotto mentite spoglie, rampollo delle antiche lobbies, ti governa oggigiorno come i monarchi e i dittatori di ieri?
Medita web, medita…