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domenica 1 aprile 2012

L’Ora della Terra… a Reggio


- di Saso Bellantone
Reggio. 31 marzo 2012. Ore 20:30. Le luci di Palazzo San Giorgio si spengono per un’ora. Un gesto simbolico con il quale la Provincia di Reggio Calabria, in sincronia con tutti gli altri enti, le istituzioni e i singoli cittadini di tutto il mondo, dimostra la sua vicinanza alla Terra, la quale, a causa del surriscaldamento globale, corre il pericolo di modificare radicalmente il proprio equilibrio climatico, generando un effetto a catena che minaccerebbe non soltanto la sopravvivenza del pianeta ma di tutte le forme di vita che la abitano. È per questo motivo che molti giovani studenti reggini del Campanella e alcune associazioni locali, tra le quali la Fenice dello Stretto di Bagnara, si sono incontrati ieri davanti a Palazzo San Giorgio, guidati dal presidente del WWF Calabria, dott.essa Beatrice Barillaro: per donare un’ora alla Terra. Un’ora del proprio tempo donata al pianeta simultaneamente a tutti gli altri aderenti del mondo, che si sono dati appuntamento nel medesimo istante, in differenti luoghi, per il medesimo scopo: dare alla Terra l’occasione di rigenerarsi, il tempo necessario per bilanciare il proprio clima, la forza che le occorre per superare il pericolo della propria fine e sopravvivere.
All’evento globale L’ora della Terra aderisce dunque anche Reggio Calabria. Si è in pochi, certo, a cantare assieme i brani accompagnati da due chitarre, sulle scale del teatro Cilea, o a riflettere sulla sfida del surriscaldamento globale ma “E’ un buon inizio  – come ha affermato la dott.essa Barillaro – l’Ora della Terra è un evento simbolico che si svolge in tutto il mondo, allo scopo di stimolare le coscienze e l’interesse per il cambiamento climatico, un evento di grande attualità riconosciuto da tutti gli scienziati del mondo. Bisogna però che siano le singole persone a darsi da fare, senza più aspettare le decisioni politiche ad alti livelli. Siamo in prossimità di Rio+20 e da parte nostra ci sono grandi aspettative e speranze che i potenti del mondo si mettano d’accordo ma, come sappiamo bene, c’è poca concretezza nelle decisioni. Il problema è che il tempo passa e che il pianeta soffre, e noi soffriremo di più assieme al pianeta, per cui è indispensabile che si parta dal basso e che ognuno si faccia promotore di piccole azioni che possano aiutare nel risparmiare l’energia. Se ne spreca tanta, se ne fa un uso veramente spropositato e senza pensarci, bisogna però  capire che il risparmio viene prima di ogni altra cosa e che occorre agire coscienziosamente ogni giorno della propria vita, comprendendo cosa è davvero indispensabile e cosa non lo è. C’è bisogno di rieducarsi ad avvicinarsi alla Madre Terra. Se c’è un unico aspetto che si potrebbe vedere in questa crisi è proprio questo, il ridimensionamento. Ognuno di noi deve cercare di ridimensionare i propri consumi, i propri sprechi. I sistemi ambientali non ce la fanno più a reggere l’impatto che noi causiamo. Ormai ci vuole più del nostro pianeta per soddisfare la fame di energia del mondo. Già nel mese di settembre, come genere umano, abbiamo consumato tutte le risorse a livello mondiale che la Terra può produrre in un anno. Se pensiamo a questo, ci accorgiamo di essere sempre in deficit nei confronti del pianeta Terra, quindi se non diamo la capacità al pianeta di sostenersi o, meglio ancora, di rigenerarsi, sarà difficile andare avanti. Se non cambiamo strada, negli anni futuri i problemi aumenteranno a livello esponenziale perché le decisioni sono sempre lente. La Provincia di Reggio Calabria – ha continuato Barillaro – ha accettato di partecipare a questo evento, spegnendo simbolicamente le luci del palazzo San Giorgio. In futuro si può sicuramente fare molto di più ma è già un punto di partenza. Dal niente ci sono dei piccoli passi. Mi stanno informando continuamente che ci sono paesi che hanno spento interi viali, oltre alle luci dei palazzi e dei monumenti. A Roma si spegnerà Castel Sant’Angelo, si farà una grande manifestazione per consentire alla Terra di fare la sua pedalata energetica. Ci sono tante cose che si possono fare e c’è bisogno che ognuno dimostri al prossimo che si possono fare, senza vergognarsi, senza tirarsi indietro. Serve tanto l’esempio. Ognuno di noi deve farsi promotore di una piccola azione che si allargherà a macchia d’olio. Il gesto simbolico di oggi dovrebbe diventare pensiero militante a favore della Terra. Quello che abbiamo fatto oggi è un gesto simbolico però è un buon punto di partenza ed è di buon auspicio, perché vediamo che i segnali ci sono. Basta far capire alle persone l’importanza di essere promotori del cambiamento a favore della Terra. Ci sono pochi adulti e molti giovani ma questo è già un bel traguardo. I giovani hanno assistito a un documentario molto importante, ecco perché sono qua, che s’intitola The Age of Stupid, un docu-film creato in prossimità dell’incontro di Copenaghen. È un film venuto dal basso, fatto con una spesa minima, che si sviluppa mediante alcuni episodi che raccontano quello che accade in tutto il mondo, riguardo ai cambiamenti climatici. Vedendo questo documentario, questi ragazzi si sono convinti di partecipare a questo evento perché hanno capito di essere coinvolti, hanno capito che davvero siamo in una situazione di pericolo e che lo schianto del pianeta riguarderà proprio loro. Per cui – si è avviata alla conclusione Barillaro – credo che occorra aggregare e far capire, parlarne, discutere per cercare di muovere la loro coscienza e la loro sensibilità, che è grande ma che ha bisogno di trovarsi di fronte ai fatti. Mi rivolgo ai dirigenti scolastici. Contattateci per mezzo della rete che è molto attiva in Calabria e in tutta Italia. Abbiamo i nostri esperti, i nostri responsabili di diversi settori e siamo tutti molto disponibili per incontrare i ragazzi di ogni età e affrontare assieme questi argomenti per educarci nella cura della Terra. Per la Calabria, basta rivolgersi alla sede regionale e saremo felici di partecipare a degli incontri formativi e informativi per il pianeta. La WWF Italia è pronta con tutti i propri servizi e dossier, che sono reperibili nei siti internet. Basta stabilire di che cosa si vuole discutere. La crisi idrica, climatica, la biodiversità e tutti gli altri temi che ci stanno a cuore. Ribadisco, siamo disponibili e sollecitiamo a chiamarci per incontrare i giovani”.

sabato 7 gennaio 2012

La Befana replica a Babbo Natale

- di Saso Bellantone
Cari bambini,
vecchi, adulti e piccini, avete ricevuto tutti la vostra calza? Bene, sono contenta. Le dichiarazioni di quel vecchio bacucco di un Babbo Natale mi hanno lasciata sconcertata e mi hanno imposto di replicare. È vero nel secolo precedente la tecnologia è cambiata più volte per effetto della rivoluzione elettrica, e questo ha spinto le aziende a rinnovarsi per migliorare la qualità dei propri prodotti e servizi. Tuttavia, accusare la sottoscritta del fallimento della propria azienda, come ha fatto quel vecchiaccio, quando le ragioni della bancarotta sono altre mi pare riduttivo e vittimistico.
Certo che la tua azienda è fallita, caro il mio Santa Claus! In tutti questi anni, come tu stesso hai descritto nella tua lettera, non ti sei mai privato di nulla, hai voluto tutto e hai sempre rinnovato le tue apparecchiature, malgrado quelle in uso, ogni volta, funzionassero alla perfezione. E tutto questo perché? Per seguire la moda e vantarti con gnomi e spiritelli di possedere sempre la tecnologia di ultima generazione?! Babbo Babbo! Fosse soltanto questo il motivo del tracollo della tua azienda! Ha sempre voluto mettere in regola i tuoi operai, per una questione di giustizia, con contratti e assicurazioni convenienti soltanto a loro e pagando loro ferie, malattia e qualsiasi altra scusa per non lavorare! Hai sempre avuto il vizio di trattare con trasparenza ogni fattura, dichiarando con esattezza ogni entrata e uscita, e ogni anno hai lamentato di trovarti in passivo, peggio di prima! In questa maniera, come fai a guadagnare?! Se non ingrossi le fatture e abbassi le buste paga, come fai a vivere e a mantenere tutte le spese e gli stipendi? Certo che finisci per indebitarti maggiormente e sei costretto a chiedere altri mutui e prestiti! Certo che sei obbligato a chiudere tutto! Sarebbe colpa mia, dunque, sei vuoi fare tutto secondo le regole e non vuoi adeguarti a quello che fanno tutti?!
È meglio pagare gli operai in nero, chiudere gli stabilimenti dove costano troppo e aprirli dove costano meno, operai compresi! È meglio dichiarare 200, pur avendo speso 100, così il guadagno è sempre tutelato! È meglio ricattare i lavoratori a dimezzarsi loro lo stipendio, piuttosto che toglierli di tasca propria! Se vogliono lavorare, siamo noi a dettare le condizioni, non loro! È meglio fare affari con chi comanda, siano politici, banchieri o confratelli e garantire loro una fetta di torta per assicurarsi delle entrate annuali!
Per farla breve, caro vecchio bacucco di un Babbo Natale, in un mondo dove tutti, persino gli spiriti natalizi degli altri Paesi e Confederazioni di Stati, vivono di macchinazioni e sotterfugi, come credi di poter mandare avanti un’azienda restando ancorato alla giustizia, alla legalità e alla trasparenza? Io almeno, quant’è vero che sono la Befana, preferisco tenermi le scarpe rotte per non fare insospettire nessuno, evitare i controlli e intanto fare quattrini su quattrini garantendo a ognuno la propria calza stracolma di prodotti “made in astuzia”! Meglio l’illegalità, l’ingiustizia e gli imbrogli che fare la fine che hai fatto tu!
La mia azienda funziona alla perfezione! Non è mai andata in passivo e i guadagni centuplicano ogni anno! Anche quest’anno la gente ha preferito le sottogriff e le copie ai tuoi prodotti ipercostosi! Ha speso qualcosa in meno, per rendere felici e contenti i bambini, però ha sempre svuotato le tasche e nemmeno se n’è accorta! Ci vuole bravura in tutto questo, non trovi?!
Perciò vecchio bacucco, fatti una ragione se la tua azienda è fallita e smettila di accusare la concorrenza! La verità è che non ci sai fare! Occorre essere lupi, non pecore come te! sei solo un povero pazzo con la tua mania della legalità! E la pazzia, come ben sai, conduce alla rovina, professionale e personale! Che brutta figura che hai fatto con tutti quei bambini! Per fortuna che ci sono sempre io ad allietare i loro cuori… e il mio, con il tintinnio della loro moneta! Grazie bambini che anche quest’anno mi avete preferito e non siete andati dietro le sciocchezze di quel Barbabianca!
Ora ti lascio, antiquato di un Babbo Natale, perché tra pochi minuti parte una scopa per le Cayman! Ricorda che in questo mondo solo i più forti e i più furbi vanno avanti, non i deboli e i sinceri come te! Tua per sempre, e per sempre ricca,

Befana.

Ps: come Babbo Natale e la sua azienda, nemmeno la Befana e la sua azienda sono reali. Se tuttavia nella precedente lettera Babbo Natale rappresenta un’Italia, un’Europa, un mondo globalizzato fatto di onesti, in questa lettera la Befana rappresenta un’altra Italia, un’altra Europa, un altro mondo globalizzato: quelli dei disonesti. In questa prospettiva, il dialogo epistolare tra i due assume un altro significato.

sabato 24 dicembre 2011

La lettera di Babbo Natale

- di Saso Bellantone
Cari Bambini,
vecchi, grandi e piccini, vi scrivo questa lettera con grande rammarico. Non so da dove cominciare e il solo pensiero di quanto sto per dirvi mi rattrista maggiormente, ma l’amore che provo per voi non mi lascia alternative. Ogni anno attendete la mezzanotte per vedermi comparire all’improvviso dal camino o dalla finestra e lasciarvi i miei regali sotto l’albero. Che gioia che provo nel vedervi sorridere e scartare ognuno il proprio dono! Il vostro sorriso, ogni volta, mi riempie il cuore. È per questa ragione che amo il mio lavoro e lo considero il più bello del mondo. Lavoro tutto l’anno senza sosta per appagarmi, in un solo istante, di quei sorrisi e non chiedo altro alla vita. La mia felicità è la vostra felicità. Tuttavia mi duole annunciarvi che quest’anno non mi vedrete saltar fuori dal camino né dalla finestra né da qualsiasi altro luogo. Quest’anno, vi chiedo scusa anticipatamente per questo, non ci incontreremo e sotto l’albero, ahimè, non troverete regalo alcuno.
Mi spiace dirvelo per mezzo di una lettera e non di persona ma, mi vergogno a dirlo, non saprei nemmeno come raggiungervi. Gli ultimi anni sono stati estremamente duri. Gestisco da millenni la più grande azienda esistente, ho operai in tutto il mondo e che si occupano delle mansioni più disparate, e non ho mai incontrato difficoltà. Siamo sempre stati puntuali, precisi, non abbiamo mai sbagliato una consegna e ogni anno abbiamo chiuso in pari in bilancio e abbiamo ricominciato da capo l’anno seguente. Ma gli ultimi anni sono stati estremamente duri. Da parecchio tempo non riusciamo più a raggiungere il pari in bilancio. Siamo in deficit. Abbiamo chiesto un prestito dietro l’altro, sperando di aggiustare le cose e tornare in attivo, ma ci siamo illusi. Le cose sono peggiorate maggiormente e ormai nessuno più è disponibile a farci un ulteriore prestito o a investire sull’azienda. Tutto ciò ha causato quel che volevo non si verificasse mai e, tuttavia, ormai è accaduto. L’azienda è fallita.
Il fallimento è cominciato con l’avvento dell’elettricità, delle nuove tecnologie e dei servizi, i quali hanno anche generato un radicale e continuo cambiamento dei costumi e consumi. Io e i miei operai eravamo felici della continua trasformazione ed evoluzione di queste apparecchiature e abbiamo iniziato a rinnovare l’azienda acquistando di tutto, senza badare a spese. Ma ci siamo ritrovati, di anno in anno, con troppe cose da pagare. Radio, frigoriferi, televisori, lavatrici, lavastoviglie, phone, forni elettrici, mangianastri, lettori cd, stereo, sbattitori, condizionatori, ventilatori, rasoi e spazzolini elettrici, tagliacapelli, piastre, forni a microonde, telefoni cordless e cellulari, computer, notebook, stampanti, fax, fotocopiatrici, televisori al plasma, palmare, I-phone, mp3, lettori cd portatili, lettori dvd, stufe e termosifoni, home theatre, proiettori e schermi giganti, tv digitale e satellitare. E ancora automobili, impianti stereo con schermo e le mensole con le casse più potenti, navigatori satellitari, cerchi in lega, assetto da corsa, scooter, mobilia, asciugamani, servizi da tavola, tasse, luce, acqua, gas, metano, affitto dei capannoni in alcuni casi, mutuo in altri, ici, ormai imu, spazzatura, canone rai, posti auto, carburante, linea telefonica e internet, alimenti, prodotti igienici, indumenti, insomma tutto l’occorrente per un capannone. E ancora farmaci, interventi/cure mediche improvvisi, ricariche telefoniche, lenti a contatto o occhiali, prodotti di bellezza maschili e femminili, biglietti del cinema, dei teatri, dello stadio, dei concerti, dei parcheggi, dei treni, degli aerei, dell’assicurazione; bollo, immatricolazione, libri, cd, materiale scolastico e universitario, prodotti necessari per i figli – dagli indumenti agli alimenti, dai passeggini alle culle, dall’occorrente sportivo a quello per le gite scolastiche o per i viaggi di studio – il costo dei ristoranti, delle pizzerie, dei veglioni, delle feste di compleanno, di diploma, di laurea, di matrimonio, battesimo, cresima, venticinquesimo, cinquantesimo; il costo delle sigarette, degli alcolici, dei quotidiani, delle raccomandate, di caramelle, gomme da masticare, bracciali, collane, anelli, orecchini, piercing, tatuaggi, dei funerali, del cimitero, del viaggio di nozze, delle vacanze al mare, in montagna, nelle capitali italiane ed europee, degli avvocati, dei commercialisti, dei notai, del parrucchiere, della babysitter, di Fido, Miao, Nemo, Tarta e Ruga.
Insomma, se a tutte queste spese e a molte altre ancora, sulle quali non sto qui a puntualizzare, si aggiunge il costo di ognuno dei miei gnomi operai, si capisce allora il perché di questo fallimento. Sono un Babbo Natale serio e ho sempre voluto che ognuno dei miei dipendenti fosse contrattualmente e fiscalmente in regola. Questo, naturalmente, ha comportato una spesa per ogni singolo operaio maggiore dello stipendio percepito da ognuno a fine mese, perché dovevo pagare loro i contributi, l’assicurazione e tutto il resto. E tutto ciò, alla luce delle progressive spese elencate e della rivoluzione accaduta da quando è apparsa quella vecchia, come la chiamano, ah sì, Befana, ha comportato il crollo della mia azienda. Da quando c’è questa Befana, la mia azienda ha perso mercato in modo vertiginoso. Secondo quanto mi hanno spiegato, questa Befana riesce ad abbattere i costi di produzione di ogni regalo, perché ha esportato le sue aziende all’estero, dove la qualità della vita è molto inferiore rispetto a quella della Lapponia, quindi dove non soltanto la merce costa molto di meno ma perfino gli stipendi degli stessi operai sono molto più bassi. Per non parlare poi delle aziende che Lei ha lasciato proprio qui in Lapponia, le quali per abbattere i costi fanno produrre i loro regali da altre aziende costituite da dipendenti che lavorano in nero. Per farla breve, dal momento in cui è apparsa la Befana, la mia azienda non è riuscita più a sopportare i costi e le spese. Di anno in anno ho dovuto licenziare sempre più operai, chiudere stabilimenti ma non è servito a nulla. La mia azienda ha contratto tanti di quei debiti con i fornitori, gli assicuratori e i banchieri da vedersi costretta a chiudere i battenti.
Mi spiace Bambini che la nostra storia di incontri, regali e sorrisi debba finire in questo modo. Da quest’anno il Natale non sarà più lo stesso, voi non sarete più gli stessi io non sarò più lo stesso. Con il fallimento della mia azienda ho perso tutto quel che avevo, persino le renne, ho perso anche il diritto di avere un mio nome, il mio nome. Vi chiedo nuovamente scusa se le cose sono andate in questo modo, ma non c’è stato nient’altro da fare. So di non essere nelle giuste condizioni per farlo, ma vorrei chiedervi un favore, anzi due. Il primo: quando non troverete nulla sotto l’albero, non comprate i prodotti di quella strega, quella Befana; non fosse stato per lei, forse oggi la mia azienda sarebbe ancora all’in piedi. Il secondo: donate, scambiatevi lo stesso dei doni, quelli cioè che non possono essere comperati e sapete a cosa mi riferisco: l’amore, l’amicizia, il rispetto, la tolleranza, la cura, insomma il tempo per gli altri. Forse in questa maniera il Natale non scomparirà mai, anzi sarà veramente, per la prima volta, Natale ed io non potrò tenermi il mio nome.
Vi voglio tanto bene, il vostro

Babbo Natale.

24/12/2011
Korvatunturi, Lapponia.

PS: Peccato non esistano davvero Babbo Natale e la sua azienda. Se così fosse stato, il fallimento della sua azienda forse avrebbe pensare e capire che la crisi economica, oltre che essere una macchinazione bancaria internazionale, dipende anche dall’estrema condotta consumistica che ci qualifica, anzi s-qualifica, dalla culla alla bara. Malgrado Babbo Natale e la sua azienda non esistano, l’azienda Italia, Europa, mondo globalizzato vivono veramente la situazione drammatica raccontata in questa lettera la quale, in questa prospettiva, merita di essere letta da capo.

venerdì 21 maggio 2010

VITA IN LABORATORIO: CREATA CELLULA ARTIFICIALE AUTOREPLICANTE


- di Saso Bellantone
«Allora Dio nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro». L’ottavo giorno, l’uomo, creato «a immagine di Dio», disse: «Sia la vita in laboratorio» e la vita fu.
Non procede proprio così il Genesi biblico ma il nuovo oltrepassamento del confine tra naturale e artificiale, operato dall’uomo, la dice diversamente. Il biologo Craig Venter, infatti, ha creato da zero una cellula sintetica vivente. In breve, è stato fatto al computer un Dna sintetico, che poi è stato impiantato in una cellula ospite: il microbo risultante è stato capace di dividersi e di moltiplicarsi da solo. Ci si trova di fronte alla creazione della vita in laboratorio.
Secondo Venter «si tratta di una svolta da cui potrà trarne beneficio l’intera umanità». I risultati di questo esperimento potranno essere utili in futuro per creare batteri con nuove funzioni: per produrre biocarburanti; per pulire terreni, acque inquinate o per ridurre l’eccesso di anidride carbonica nell’atmosfera; per realizzare rapidamente vaccini; per sconfiggere molte malattie.
La cellula artificiale autoreplicante prodotta da Venter, non c’è dubbio, costituisce un grande passo in avanti della scienza nel dominio del vivente. Questo traguardo, però, non può non suscitare preoccupazione. Da un lato, fa immaginare l’enormità di benefici che l’umanità potrebbe ricavarne. Dall’altro lato, però, spaventa l’umanità che la cellula non si trasformi nella causa prima di un processo che condurrà al totale decadimento del genere umano. La letteratura e il cinema – precorrendo quella che in campo biologico può essere definita l’era-Venter – si sono spesso interrogati e continuano a domandarsi sulle conseguenze dell’abbattimento del confine tra naturale e artificiale. Per effetto di questo sconfinamento, il più delle volte s’immagina un futuro post-umano, dove quel che resta del genere umano è sottomesso o in contrasto con robots, cyborgs e creature artificiali, per la propria sopravvivenza. Non mancano, inoltre, quegli scenari dove l’intero eco-sistema terrestre è alterato a tal punto dalla vita artificiale, da rischiare la propria fine.
La creazione di Venter inquieta anche per gli effetti economici che potrebbero scaturire dall’uso della cellula artificiale nel campo medico-farmaceutico. In altri termini, la medicina e i farmaci del futuro, che deriveranno dalla cellula-Venter, saranno per le tasche di tutti? O soltanto per i più facoltosi?
In braccio a queste preoccupazioni, si spera soltanto che la cellula artificiale autoreplicante costituisca davvero l’inizio di un percorso di esperimenti scientifici utili per produrre opere che facciano del bene all’umanità intera e non – come molti grandi capitalisti già pensano di fare – per arricchire maggiormente e rendere più potenti pochissimi su molti. Se infatti c’è un terreno nel quale la fantascienza e la realtà si toccano troppo spesso, è proprio quello dell’avidità, cioè uno spazio dell’animo umano nel quale scienza, potere e ricchezza sono considerati tre momenti fondamentali per la realizzazione del proprio dominio onnilaterale e indiscusso, e non sono intesi, invece, come tre strumenti utili per fare del bene all’umanità, soprattutto ai più sfortunati, cosa che i potenti dovrebbero fare.

martedì 23 marzo 2010

USA: APPROVATA LA RIFORMA SANITARIA. IL MONDO ATTENDE LA FIRMA DI OBAMA

- di Saso Bellantone
Dopo un anno di scontri politici e colpi di scena, la riforma sanitaria è legge. La Camera dei Rappresentanti ha adottato il testo approvato dal Senato il 24 dicembre 2009, con una maggioranza di 219 voti contro 212, tre più dei 216 necessari. Per trasformarsi in legge, non resta che apporre la firma del presidente Barack Obama.
È la più ampia iniziativa di riforma sociale degli ultimi 50 anni degli Stati Uniti. Il provvedimento – discusso già dagli anni della presidenza Roosevelt (1901-1909) – estende il diritto all’assistenza medica a oltre 32 milioni di cittadini; vieta alle compagnie assicurative di rifiutare le polizze ai bambini o agli adulti affetti da malattie congenite e impedisce di revocare le polizze ai già assicurati (ad esempio ai lavoratori che cambiano lavoro). La riforma prevede l’utilizzo di 940 miliardi di dollari in dieci anni. Taglierà 138 miliardi di disavanzo pubblico, rivoluzionerà i metodi assistenziali ospedalieri e assicurativi ma taglierà 500 miliardi di dollari da Medicare, il programma di assistenza per gli anziani.
È una svolta storica per gli Stati Uniti. La firma di Obama sul testo della riforma segnerà la fine di un secolo di lotte, rivolte, manifestazioni e iniziative di varia natura volte a sensibilizzare il mondo intero riguardo alla drammatica situazione di oltre 300 milioni di americani che, prima d’ora, non godevano del diritto all’assistenza sanitaria. Tra queste forme di contestazione, spicca il celebre film John Q (2002) diretto da Nick Cassavetes e interpretato da Denzel Washington, nel ruolo di un padre che fa di tutto per salvare il figlio al quale è diagnosticata una grave malattia, la cui unica soluzione è un trapianto di cuore. Dal momento che l’assicurazione sanitaria non copre le esose spese mediche, John (Denzel Washington), sequestra il personale e i pazienti di un pronto soccorso per attirare l’attenzione pubblica e costringere in qualche modo il personale medico a salvare la vita a suo figlio.
Se il film John Q rispecchia la vecchia società americana, nella quale non tutti possono godere del diritto all’assistenza medica, la firma di Obama sul testo della riforma sanitaria rappresenta invece la calce per costruire la nuova società statunitense, nella quale, per dirla in poche parole, ognuno può essere curato e, finalmente, considerato un “essere umano”, indipendentemente dalla ricchezza che possiede e produce.

giovedì 11 marzo 2010

PASSAPORTO ELETTRONICO: UN ALTRO PASSO VERSO UN TECNO-TOTALITARISMO PLANETARIO

- di Saso Bellantone
Come previsto dalla normativa europea, anche l’Italia – in ritardo rispetto alla Francia, alla Germania o agli altri paesi dell’Ue – inizia a munirsi dei passaporti elettronici. Si tratta di una nuovissima tecnica di anticontraffazione, utile per rendere più sicure le procedure di controllo di chi viaggia all’estero. I nuovi documenti per l’espatrio non cambieranno aspetto: ai dati anagrafici e alla fotografia, adesso sarà associato un microchip contenente le impronte digitali del titolare. Una volta memorizzate nel microchip, le impronte digitali non saranno registrate in alcuna banca-dati ma saranno cancellate. E chi ci dà la garanzia?
Sebbene sia divulgato come un’innovazione efficace per la lotta alla contraffazione dei documenti e per il controllo e la sicurezza dei viaggiatori, il passaporto elettronico rappresenta l’ulteriore passo verso un tecno-totalitarismo planetario. Di che cosa si tratta? Il totalitarismo è quella forma di governo apparsa nel XX secolo – ma non solo, basti pensare all’antico Impero Romano – nella quale tutte le attività che costituiscono la società sono subordinate a una precisa ideologia, manovrata da un gruppo dominante. Il tecno-totalitarismo è, invece, l’evoluzione del totalitarismo ma il senso è uguale: l’unica variante è la tecnologia. Per farla breve, tutto ciò che compone la nostra società è subordinato alla tecnologia, la quale è manipolata da un elite dominante.
Diversamente dalle vecchie ideologie – le quali manipolavano il regno dell’astratto per riprodurlo nella concretezza e stabilire una precisa forma di dominio – la tecnologia (tecnica) è un modo di pensare che opera direttamente nella natura, la trasforma, la regola, la pianifica, la controlla e in questo modo la domina. Un’ulteriore differenza tra totalitarismo e tecno-totalitarismo consiste nel fatto che mentre il primo è governato dal creatore o dal gruppo curatore di una precisa ideologia, il secondo invece è pilotato da chi detiene il controllo dei mezzi tecnici. A ben vedere, la nostra società, ormai, è altamente tecnologicizzata. La stessa vita umana, nella propria complessità, sembra essere possibile esclusivamente in relazione alla tecnica (questo è quanto si vuol far credere).
In questa prospettiva, è bene tenere a mente che chi gestisce i mezzi tecnici possiede il potere di trasfigurare, pianificare e dominare la natura. Quando si parla di natura, naturalmente, vi è compreso l’uomo. Così come il totalitarismo, per definizione, mira a diffondere “totalmente” il proprio potere, allo stesso modo la naturale vocazione o tendenza del tecno-totalitarismo è il compimento di un dominio globale, riguardante cioè uomini, macchine, piante, animali, minerali, esseri organici e inorganici.
La potenza trasversale di chi comanda i mezzi tecnici è in opera dalla fine della Seconda Guerra mondiale. Basti leggere L’operaio di Ernst Jünger o Le origini del totalitarismo di Annah Arendt per capire di cosa si tratta. Il passaporto elettronico è l’ulteriore passo in avanti per il compimento di un tecno-dominio onnilaterale, vale a dire di un’artificiosa realtà planetaria nella quale ogni cosa, uomo compreso, è legata organicamente alle altre. Nulla può sfuggire. Ogni cosa è un ingranaggio indispensabile per far funzionare la più spaventosa macchina del potere mai vista prima: questo stesso mondo, che diviene un tecno-mondo. L’uomo non può essere libero di scegliere se aderire oppure no a questa interpretazione generale dell’esistenza. Deve obbligatoriamente pensare se stesso e la propria vita all’interno di questo immenso tecno-sistema, che garantisce l’accumulo e la salvaguardia del potere di chi è al vertice della piramide tecnologica.
Per controllare gli uomini e costringerli a pensarsi all’interno del tecno-mondo, dunque per assicurare il tecno-potere dei signori della tecnica, non c’è bisogno dell’uso della forza e della violenza “fisica”. Gli stessi mezzi tecnici possiedono la “dolce” capacità di persuadere gli uomini a questo scopo. Ognuno li acquista per la loro utilità ma chi governa i mezzi tecnici sfrutta la loro utilità per manipolare e dominare chi ne fruisce. In breve, li ri-utilizza per il proprio potere. Facciamo degli esempi.
I mass-media sono gli strumenti utili per influenzare l’opinione pubblica e stabilire ciò che la gente deve pensare, quale stile di vita e quali consumi deve effettuare per sentirsi appartenente alla società. I telefoni cellulari e i navigatori satellitari sono i congegni indispensabili per rintracciare chiunque – e in alcuni casi, per spiare chiunque – in qualsiasi angolo del pianeta. I social networks sono le rivoluzionarie diavolerie necessarie per fare una spontanea mappatura delle masse, per sapere dov’è la gente quando il telefono è spento o per conoscere che cosa pensa, quali gusti ha (letteratura, cinema, arte, politica, lavoro, shopping, hobbies, spettacolo, gossip e così via). Le banche sono i marchingegni adatti per sapere quanto capitale vi è in circolazione ma anche per raccogliere, controllare, utilizzare i denari di tutti e, in questo modo, per capire chi è tanto ricco da rappresentare un pericolo. Il passaporto elettronico consente di affinare una schedatura di massa, di tenere sotto controllo tutti gli abitanti del pianeta, di sapere dove va ogni singola persona.
C’è da chiedersi se la digitalizzazione del passaporto sia l’arma decisiva per combattere la criminalità internazionale – questa è la ragione dell’inserimento del microchip nel documento – o se sia necessario intervenire altrove, magari fornendo una buona educazione e un buon esempio nelle scuole, nelle chiese, nelle case, nei organi pubblici, in tutti i luoghi che costituiscono la nostra società. Ma a noi non interessa farci queste domande: a noi piace il tecno-mondo e in questo modo piacciamo ai signori della tecnica.

sabato 6 marzo 2010

OGM: UTILI PER LA VITA O PER L'ECONOMIA?

- di Saso Bellantone
In questi giorni la Commissione Ue si è espressa a favore degli Ogm, approvando la coltivazione nei territori europei della patata transgenica Amflora, per uso industriale. I prodotti derivati dall’amido Amflora saranno utilizzati esclusivamente per gli alimenti degli animali. Dal momento che ci nutriremo di questi animali, anche noi assorbiremo i derivati della patata Amflora. La Commissione annuncia che presto saranno messi sul mercato anche tre mais geneticamente modificati: il MON863xMON810, il MON863xNK603 e il MON863xMON810xNK603.
In Italia, molti si esprimono contrariamente all’approvazione degli Ogm. Tra questi, troviamo ad esempio il ministro per le politiche agricole alimentari e forestali, Luca Zaia; i Verdi; la Cia (Confederazione italiana Agricoltori); la Coldiretti; la Barilla; il sindaco di Roma Gianni Alemanno. Il Vaticano si limita a esternare la propria preoccupazione al riguardo, senza pronunciarsi pro o contro. In generale, la decisione della Commissione Ue è bocciata perché si considerano gli Ogm una minaccia per l’economia agroalimentare europea, per il Made in Italy ma soprattutto uno strumento utile per fare gli interessi delle grandi multizonali Ogm.
Il dibattito intorno agli Ogm cresce a dismisura e tutti ci riempiamo la bocca di argomentazioni pro e contro. Molti sono favorevoli perché nella medicina, ad esempio, l’utilizzo degli Ogm ha contribuito alla nascita di farmaci più economici. Oppure perché si prevede che i prodotti Ogm aumenteranno la disponibilità di cibo per i paesi in via di sviluppo; perché garantiranno maggiore difesa della biodiversità mediante la creazione di nuove varietà; perché diminuiranno la deforestazione, l’erosione dei territori agricoli, l’utilizzo di pesticidi e l’inquinamento; perché miglioreranno alcuni cibi dal punto di vista della durata, del gusto, dei valori nutrizionali. Molti altri, invece, sono contrari perché i prodotti Ogm favoriranno la comparsa di nuovi parassiti, di nuovi ceppi virali, di malattie resistenti agli antibiotici e provocheranno l’estinzione di specie naturali.
Al di là dei benefici e della dannosità che potrebbero scaturire dall’utilizzo di questi prodotti – la cui valutazione è meglio lasciarla a chi è competente, vale a dire agli scienziati – ci si dovrebbe limitare nel porsi le seguenti domande: i prodotti Ogm rappresentano una svolta a favore della qualità della vita oppure sono il trampolino di lancio per arricchire i proprietari delle grandi multinazionali Ogm? Inoltre, garantirebbero la risoluzione del problema della fame nel mondo oppure la accrescerebbero?
Anche se molti disconosciamo il significato della parola Ogm, è agli occhi di tutti che questi prodotti rappresentano il futuro di pochissimi azionisti e proprietari delle multinazionali Ogm. In altri termini, sono la pietra filosofale per fare quattrini e per mandare in bancarotta le altre aziende ed economie. In questa prospettiva, è evidente che anziché risolvere la questione della fame nel mondo, i prodotti Ogm la accrescerebbero. In che senso?
Per farla breve, si proporrà di coltivare i prodotti Ogm direttamente nei paesi sottosviluppati, per nutrire e far lavorare chi attualmente è in balia della piaga della fame. Una volta avviate le coltivazioni, si vieterà agli affamati di nutrirsi di questi prodotti, perché sono di proprietà delle multinazionali e in quanto tali devono essere esportati e venduti in tutto il mondo, per produrre capitali.
Se questo sarà l’utilizzo dei prodotti Ogm – e sarà proprio così – non si dica in giro che sono l’arma principale per combattere la fame nel mondo. Questa piaga non si combatte attraverso la logica economica, il pari in bilancio degli Stati e simili ma chiudendo la porta in faccia al modo di pensare consumistico che qualifica – sarebbe meglio dire “squalifica”, nel senso di “privazione di ogni qualità” – il nostro tempo.
Chiediamoci: quanti prodotti della terra, dunque naturali, gettiamo nella spazzatura ogni giorno perché non sono stati venduti? Questo avviene da un lato perché ragioniamo secondo il modello capitalistico, vale a dire quello di fare più spiccioli possibili; dall’altro lato, perché siamo posseduti dal demone dello spreco e del consumismo. Chi vende pensa: “Più merce ho da vendere, meglio è! Se non la vendo, pazienza! Meglio buttarla che regalarla!”. Chi compra, invece, dice tra sé e sé: “In casa dev’esserci tutto! I miei figli non devono passare quel che ho passato io!” oppure “Oggi ho ospiti! Non deve mancare nulla per fare bella figura! Se non si consuma, pazienza! Meglio buttarla che esserne sprovvisti!”. È questa la verità: siamo spreconi.
Se questo è vero – ed è così – non si presentino gli Ogm come la manna caduta dal cielo per sfamare i paesi in via di sviluppo e l’intero universo! Basterebbe soltanto cambiare modo di usare le risorse alimentari, diminuire i consumi in eccesso e gli sprechi, accontentarsi di quanto basta per sopravvivere. La bella figura, cari lettori, bisogna farla con chi non ha nulla da mettere sotto i denti, non con chi, un giorno si e uno no, viene a parassitare in casa nostra e poi se ne frega di noi. Sarebbe l’ora di cambiare modo di pensare…per quanto riguarda gli Organismi geneticamente modificati, invece…meglio che i proprietari delle multinazionali se li coltivino in casa propria.

sabato 19 dicembre 2009

Auschwitz: rubare la memoria è un crimine contro il genere umano

- di Saso Bellantone
La notizia del furto della scritta in ferro posta all’ingresso dell’ex campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau (Polonia) ha fatto il giro del mondo. La polizia apre un’inchiesta e offre un premio di 5000 zloty (1250 euro) per chi ritroverà la scritta. Tralasciando gli ulteriori particolari relativi alla vicenda – rintracciabili nelle testate giornalistiche, nei quotidiani e nei siti internet di tutto il mondo – sembra il caso di soffermarsi a riflettere e porsi alcune domande: con tutte le gioiellerie, le banche, gli uffici postali, i palazzi e le ville lussuose appartenenti a capitalisti stra-milionari ecc. nonché con tutte le rare e, per questo, costose opere d’arte presenti nei musei di tutto il mondo, perché rubare il cartello contenente la scritta Arbeit macht frei (Il lavoro rende liberi)? Che genere di valore economico è possibile dare a questa testimonianza dello scempio svolto dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale? Quale ricchezza è possibile trarne? E poi, chi oserebbe acquistare un simile oggetto, il cui valore umano s’inscrive nella storia e nella memoria non solo del popolo ebraico – vittima delle empietà contro il genere umano compiute dai nazisti – ma di tutte le civiltà terrestri, coinvolte e non in quegli anni di guerra, di assurdità e di estrema miseria della ragione? Se è da stupidi pensare di poter trarre qualche profitto da un cartello simile, è rabbioso immaginare che c’è qualcuno pronto a pagare un’immensa somma per possederlo. Eppure, sicuramente c’è qualcuno pronto a questo. Perché? Lo scopo non è di collocare questo cartello in mezzo ad altre rarità dell’arte, dell’ingegno, della storia umani presenti nella propria collezione. Piuttosto, si tratta di privare l’umanità di una delle testimonianze che, come dice la stessa parola, provano con certezza che la Shoah è avvenuta, che il regime nazista ne è stato l’artefice, che il popolo ebraico ne è stato il martire. Da anni, infatti, circolano delle correnti – cui fanno parte filosofi, scienziati e studiosi di ogni disciplina nonché uomini comuni – le quali, non si riesce a capirne il motivo, negano l’esistenza dei campi di sterminio, la Shoah e quasi si battono per santificare tutti gli appartenenti al nazismo. È chiaro che il furto del cartello “Il lavoro rende liberi” rientra nel progetto, ad opera di sconosciuti, di rimuovere la memoria storica non solo dalle persone ma anche dai luoghi nei quali viviamo che, come nel presente caso, “ricordano” la tragedia della Shoah. Se questa è la verità, allora a noi non spetta altro che batterci in senso opposto: ricordare quello che è accaduto, le milioni di vittime, la follia nella quale troppo facilmente possiamo cadere quando, nel delirio della nostra pesante e nera quotidianità, incontriamo un’idea, come quella di razza superiore. La condanna di questo furto non può essere che ovvia; la vergogna e la rabbia altrettanto scontati; la speranza, nel dolore del passato, di non incorrere mai più in una scelleratezza del genere è invece la sfida cui questo furto ci chiama nuovamente.

giovedì 5 novembre 2009

CROLLO DEL MURO DI BERLINO: S'AVVICINA IL 20° ANNIVERSARIO

- di Saso Bellantone
Il 9 novembre ricorre il 20° anniversario del crollo del Muro di Berlino. Gli hotel registrano il tutto esaurito. Per ricordare il crollo, migliaia di Domino in poliestere di 2,5 metri crolleranno per due chilometri nel centro della città. Non mancano i preparativi festeggiare la ricorrenza: oltre ai Bon Jovi, agli U2 e all’orchestra dell’Opera di Berlino – che si esibiranno davanti alla Porta di Brandeburgo – si prevedono oltre 30 performance di spettacoli, 38 mostre, 4 convegni e molti altri eventi appartenenti alla manifestazione “Venti di Libertà”, pensati dall’amministrazione comunale di Roma. “Il 9 novembre 1989” afferma il sindaco di Roma Alemanno, “è l’anno zero dell’epoca che stiamo vivendo. Non potevamo non dare importanza a quell’evento”. Sicuramente molti dei più giovani si chiederanno “Che cos’è il Muro di Berlino? Qual è il significato simbolico del suo crollo? Perché organizzare tutti questi festeggiamenti in occasione dell’anniversario della sua caduta?”. Rispondiamo brevemente a queste domande. Il muro di Berlino fu appunto una cinta di mura imponente che separò Berlino Ovest e Berlino Est dal 1961 al 1989. Cominciò a essere edificato nella notte del 13 agosto 1961. I soldati della Repubblica democratica tedesca (RDT) elevarono barriere temporanee, in seguito sostituite con un vero e proprio muro alto 4 m e lungo 47 Km, dotato di fossati e postazioni anticarro per evitare la fuga dei cittadini rinchiusi a Berlino Est. In quei giorni, il governo della RDT, capeggiato da Ulbricht, affermò che si trattava di una misura difensiva temporanea per evitare una possibile invasione ad opera della Repubblica federale tedesca (RFT). In realtà, il muro restò in piedi per quasi trent’anni, divenendo il simbolo della cosiddetta Guerra Fredda. La Guerra Fredda fu il conflitto – mai sfociato in uno scontro armato – che a partire dalla metà del 1945 vide come protagonisti gli Usa e l’Urss, nazioni vincenti della Seconda guerra mondiale, entrambe dotate di un arsenale nucleare capace di distruggere il pianeta e sterminare gli uomini. Il Muro di Berlino rappresenta il simbolo del clima di tensione e terrore che invase il mondo in quegli anni e della divisione tra i paesi soggetti al regime comunista e le nazioni democratiche dell’Europa occidentale e transatlantiche. Furono anni difficili. Superato il pericolo nazi-fascista e la follia di Hitler di un Terzo Reich, tutto il mondo guardava al Muro come all’immagine della “minaccia rossa”, ossia di un possibile impero comunista planetario, ma anche di un possibile scontro nucleare tra le potenze americana e comunista. Molti perirono per sfuggire alla tirannia e alla paura del governo di Berlino Est, sottoposto al regime comunista. Molti, dall’esterno, smarrirono la speranza di assistere al crollo del muro e dunque alla fine della paura di una guerra nucleare. Altri – tra cui spiccano i nomi di Gorbacev, Reagan, papa Wojtyla – non persero mai la speranza e il 9 novembre 1989, di fronte alla televisioni di tutto il mondo, finalmente si giunse alla demolizione del muro, alla fine della paura rossa e alla liberazione dei berlinesi est. Da quel momento, si cominciò a sognare la diffusione della democrazia, della libertà e del diritto a vivere in ottica globale e a considerare tutti i popoli del pianeta appartenenti a un’unica patria: la Terra. Il crollo del Muro di Berlino, come ben afferma Alemanno, introduce l’umanità in una nuova era della propria storia e rappresenta la volontà degli uomini di governarsi da sé nel pieno riconoscimento e rispetto delle differenze etniche, culturali, linguistiche, religiose ecc. Senza questo avvenimento, oggi, nessuno potrebbe immaginare di condurre la propria vita così come la vive. Per questa ragione, la caduta del Muro simboleggia l’accesso dell’umanità intera al proprio futuro, da costruire responsabilmente e all’unisono, poiché da allora ogni popolo si rende conto di far parte di un’unica comunità di destino. Tuttavia, a distanza di 20 anni, quell’avvenimento dà ancora da pensare, almeno nel suo aspetto simbolico. Che accade oggigiorno? Da un lato, diffondiamo la libertà e la democrazia in quei paesi ancora soggetti a regimi totalitari, mediante la politica, la diplomazia, il dialogo, ma anche mediante manifestazioni musicali, artistiche, religiose, sportive ecc. Dall’altro lato, nascondiamo dentro di noi e a noi stessi un muro pericoloso quanto quello di Berlino: vale a dire, il Muro del Pensiero. Basti pensare agli immigrati. Nonostante ci battiamo per loro riempiendoci la bocca di meravigliose parole e aforismi, quando giungono nel nostro paese li cacciamo via, abbandonandoli alla schiavitù e alla tirannia della povertà, della fame, della disperazione. Un altro esempio della barriera che abita in noi, separandoci dalla ragione e lasciandoci in balia della stupidità, è Il Muro del Pianto di Gerusalemme che separa ebrei e musulmani. Quest’ultimo è, invece, il simbolo della divisione planetaria nella quale ci troviamo, capace di provocare sommovimenti politici, guerre e delirio, soltanto per una questione religiosa. Com’è possibile, nel nuovo millennio, scatenare ancora guerre di religione? Com’è possibile sostenere ancora “il mio Dio è più vero del tuo”, quando invece, per limitarci alle 3 religioni del Libro, tutte risalgono a un unico capostipite: Abramo? Che dire della fame nel mondo? Del commercio di schiavi, bambini, donne, organi e stupefacenti? Delle guerre economiche e delle multinazionali d’armi, di farmaci, di alimenti ecc. che giocano freddamente col destino del popolo di turno? In questo scenario, mi chiedo che senso ha svolgere tutti quei festeggiamenti nella capitale tedesca, per ricordare il crollo di un Muro che, se materialmente non esiste più, “idealmente” è più forte di prima. Credo che ricordare il crollo del Muro di Berlino significhi ricominciare ad abbattere l’ignoranza, la follia e l’idiozia che abitano in ognuno di noi, al fine di costruire un futuro migliore per chi abiterà il pianeta dopo di noi. Se non si parte da questo, anche questo evento finirà per scadere in un’occasione per fare baldoria, come è già accaduto a tanti altri.

lunedì 12 ottobre 2009

LAPIDI BIANCHE: LE VITTIME DELLA SOCIETà DI MASSA E DELLA MORALE IMMORALE

- di Saso Bellantone
BONO (Sassari, 1985): 15enne si suicida perché bocciato in terza media.
ROMA (1999): 16enne si uccide per aver preso “uno” in matematica.
LACCO AMENO (Ischia, 2007): 14enne si toglie la vita per via delle minacce e degli atti di bullismo subiti dai suoi stessi compagni.
AGRIGENTO (2007): minorenne si suicida perché è transessuale.
CARMELA (2008): 13 anni, si uccide dopo lo stupro subito da un branco di minorenni.
ABRAHAM (Florida, 2008): 19 anni, si toglie la vita con un cocktail tossico davanti a 1.500 persone collegate a un sito di condivisione video. Lui dice: “Ho deluso tutti e sento che non migliorerò mai. Amo una ragazza e so che non sono alla sua altezza”. Gli spettatori lo incoraggiano e solo dopo ore si accorgono che non respirava più.
ROMA (2008): minorenne registra un video-testamento nel quale afferma “La vita mi fa schifo” e si spara in bocca con la pistola del padre.
POTENZA (maggio 2009): minorenne si toglie la vita per amore.
TORRE DEL GRECO (Napoli, ottobre 2009): minorenne comunica nel proprio profilo di Facebook l’intenzione di uccidersi e s’impicca nella propria camera.
DUE MINORENNI, una Serba e un Rumeno, organizzano il proprio suicidio via web, ma la polizia assieme all’Interpol riesce a salvarli in tempo.
Questa è solo una breve lista di tutti quei minorenni che, a volte per motivi banali ai nostri occhi, altre volte per drammi esistenziali mai compresi, si sono tolti la vita. Non c’è dubbio che si tratti di bianche vittime di una società di massa, ormai priva di raziocinio, buon senso, giustizia, speranza, amore, comprensione, uguaglianza, dialogo, priva dei valori umani, fuorché di quelli economici, politici, sessuali e malavitosi.
Viviamo in un mondo dove quel che vale è aver successo, potere, ricchezza, amanti, in breve dove ha valore soltanto quello di stile di vita che molti amano definire “vincente”. Tutti puntiamo all’apice della piramide sociale, tutti vendiamo l’anima al primo diavolo che ci passa accanto (droghe, sesso, celebrità, politica, racket, truffe, giochi d’azzardo, violenza ecc.) e in questo modo, cedendo dinanzi al sogno di un’esistenza facile e sicura, contribuiamo a distruggere la vita non tanto del prossimo in genere, ma di coloro che sono più indifesi: gli adolescenti.
Ogni volta che un giovane si toglie la vita – e sottolineo un ragazzino di una/due decine d’anni – personalmente, mi sento sconfitto nel profondo del mio essere. È questo – mi chiedo – l’esito ultimo degli altissimi discorsi in cui ci dilettiamo in ogni campo? È questa la meta delle nostre leggi, codici etico-deontologici, mode, sport, media, scuole, arte, letteratura, discipline scientifiche, hobbies? È questo l’obiettivo che, ognuno di noi, vuole sortire nei più giovani con il proprio barbaro e triste esempio di vita sociale?
Non so quali parole possano essere trovate o cercate per commentare ciascuna di quelle disgrazie sopra elencate e non, a parte queste: sappiamo bene di chi è la colpa. Siamo noi, volenti o nolenti, i veri artefici di quelle sventure. Con l’ipocrisia, l’arroganza, l’avidità e la vigliaccheria che caratterizzano la nostra quotidianità, noi spingiamo le uniche risorse che possediamo per cambiare in meglio questo mondo, a sbattere le porte in faccia alla vita in un istante.
Mi auguro che tutti trovino il tempo – o il coraggio, dipende dalla prospettiva – per farsi un esame di coscienza e rendersi conto di quanto veramente costino le proprie scelte egoistiche, di quale caro prezzo abbiano effettivamente quei costumi e quelle idee, delle quali ci invasiamo ogni giorno, al fine di dimostrarci i migliori – o i più potenti, più ricchi, più famosi – della città, dello Stato, del pianeta.
Guardate bene dentro il vostro animo nero, quando vi ritroverete innanzi ai feretri e alle lapidi bianche che ammontano nei nostri cimiteri: guardandole, capirete che là è impressa la firma di ognuno di noi, nessuno escluso. Per questa ragione, è necessario farsi carico di un comune-obiettivo: prendere le giuste misure affinché nel tempo scemino sempre più le parole qui rivolte alle giovani vittime che noi stessi, con il nostro singolare contributo, abbiamo mandato all’altro mondo, migliorando e perfezionando questa barbara società da parassiti: “Buonanotte, bianche speranze del domani”.

venerdì 11 settembre 2009

L'INFLUENZA A (H1N1)...ossia...SUPER-INFLUENZA-A-STICHESPIRALITOSO!


- di Saso Bellantone
Da aprile siamo col fiato sospeso a causa di questa super-influenza capace di sterminare la popolazione…”è la natura che si rivolta contro gli uomini!” dice qualcuno; “sono i maiali che si vendicano perché li abbiamo trasformati continuamente in salsicce!” dicono altri; “è uno dei segni della fine dei tempi e dell’avvento del giorno del giudizio” affermano altri ancora, collocando questa pseudo-pestilenza in atto all’interno di un preciso scenario apocalittico…cominciano col chiarire queste stupide leggende metropolitane:

1) uomini e natura sono sempre in contrasto tra loro, non perché la natura abbia lagnanze nei nostri confronti – come se, antropomorficamente, avesse una coscienza – ma perché è così che vanno le cose; in una parola: evoluzione. Per vivere il più a lungo possibile l’uomo deve andare contro-natura, forzare le sue leggi e, dove può, cogliere un di più di vita, qualitativamente e quantitativamente. Nel far ciò – e così si caratterizza la storia delle civiltà umane – l’uomo cerca di approfittarne, la usa, ne abusa, la spolpa il più possibile, distruggendola, e in questo modo si evolve. Questo atteggiamento non riguarda soltanto gli uomini, ma ogni essere vivente, dal virus ai massimi sistemi…già! Avete capito bene! Ha a che fare anche con i virus, anche con il virus influenzale denominato “A (H1N1)”…ma torneremo tra poco su questo.
2) indipendentemente da quelle credenze religiose che credono nella reincarnazione, nell’animismo e simili, nemmeno i maiali, come la natura, possiedono una coscienza. Com’è possibile pensare che i porci possano provare quel sentimento che contraddistingue gli uomini come la specie più balorda e brutale del pianeta Terra, ovvero la vendetta? Dunque non si dicano cretinate! Non è la rivolta dei suini! È vero che il luogo comune e le varie saggezze popolari considerano la carne di maiale come uno dei principali alimenti portatori di malattie, ma queste saggezze vanno comprovate scientificamente, altrimenti restano sciocchezze. Già nell’Antico Testamento si trovano divieti di consumo di questo alimento…queste prescrizioni provengono sicuramente dalla saggezza dei sacerdoti egizi e quanto più si và indietro verso altre civiltà precedenti o vicine a quella egizia tanto più si trovano taboo simili…ma per quanto vietati, non venite a dirmi che questo tipo di cibo non è stato consumato nel corso dei tempi, persino dai sacerdoti e da tanti altri…! Se si ammette questo e se è vero che la carne di maiale causa malattie, è vero anche che le civiltà che l’hanno consumata nella storia e continuano ad alimentarsene avranno pur sviluppato degli “anticorpi” capaci di proteggerli da brutte sorprese…il problema resterebbe, dunque, per quelle popolazioni che, storicamente, non hanno e non consumano questo alimento…e per coloro che hanno delle caratteristiche fisiologiche poco adatte per nutrirsene. Ad ogni modo, i suini non c’entrano con l’iper-influenza in questione. Erano là vicino al primo caso relativo e sono stati, miserabilmente, incolpati. Ma anche su questo torneremo.
3) È da oltre duemila anni che dietro ogni avvenimento climatico o politico si riconosce un segno della fine del mondo…e ancora siamo qua? E ancora rintracciamo segnali di questo genere? Ma vogliamo finirla con queste cavolate da mago merlino! In base a quale prova scientifica parliamo di fine del mondo? Quella di Damasco? Quella profetica o apocalittico-giudaica? Quella maya?! Nessuno può avere la certezza che il mondo finirà né che continuerà; questa è una di quelle domande a cui non ci è dato rispondere…per ora…a meno che non venga un John Titor dal futuro e ci dica: “Il mondo ha la forma della mia maglietta e funziona in Dos…ma intanto compratela…”! Finiamola con queste pagliacciate e poi che ce ne fotte a noi della fine dei tempi?! Se non possiamo rispondere a ciò in modo scientifico – religiosamente ognuno veda tutti i cavalli e i cavalieri volanti e gli ufo che meglio ritiene – non ci resta che vivere questa breve vita che abbiamo e quando arriverà la morte…beh…è arrivata, che ci volete fare…diverso è se arriva una mega-influenza turbo! Là bisogna preoccuparsi perché si rischia la vita…e qui torniamo finalmente all’argomento in questione.
Dal primo caso avvenuto in Messico, oggi non si riesce a stare in pace. Ci troviamo di fronte ad una
morbo-fobia provocata e amplificata dai mass-media (come l’aviaria e la sars ad esempio), che la dice
lunga su molte cose: che siamo troppo creduloni e avventati; che siamo cretini a dare con troppa
scioltezza il nome di “suina” ad un’influenza che non c’entra niente coi maiali né con costolette e salsicce;
che siamo cacasotto e irragionevoli; che siamo vera-mente ottusi; che ci sta bene continuare a vivere
secondo queste caratteristiche; che quelle immagini di un futuro totalitarismo globale, seguito a una
catastrofe nucleare o batteriologica o di qualsiasi altro genere, prima argomento da pellicola
cinematografica fanta-scientifica, adesso può divenire realtà!
Signori miei! Cerchiamo di aprire un varco nella cupola dell’idiozia che ci racchiude e di farci almeno qualche domanda, prima di farcela addosso e correre dalla mammina in camice bianco per farci iniettare la stra-super-iper-panacea…chiediamoci:
1) com’è possibile che negli ultimi cent’anni – escludendo a priori peste, colera, malaria e compagnia bella che hanno caratterizzato i secoli passati – si parla sempre di influenza sars, aviaria, cinese, spagnola, brasiliana, cubana, malese e chi più ne ha più ne metta?
2) Siamo sicuri che tutti questi morbi nascano dall’oggi al domani spontaneamente come i funghi? Oppure sono frutto o errori di esperimenti di equipe di scienziati?
3) E se fossero delle malattie inventate in laboratorio e sperimentate sulla popolazione mondiale? Magari per venderle al miglior offerente e cominciare una guerra batteriologica? E se il loro scopo fosse “far girare l’economia”, soprattutto delle industrie farmaceutiche? Ma anche alimentari, in particolare a scapito di quelle delle carne dei paesi sud-americani e a vantaggio di altri?
4) E se invece si trattasse di strumenti per testare la credulità della popolazione mondiale, sfruttando la potenza dei media? Oppure per irradiare su scala planetaria la paura, l’allarme, il delirio? E su questi presupposti, capire quanto, quando e come è possibile instaurare un governo globale?
Signori miei! Prima diamo la colpa ai maiali e la chiamiamo influenza suina; poi la definiamo influenza A (H1N1), immaginandola come una malattia di “serie A”, perché si differenzia dai semplici morbi stagionali; alla fine, non è nient’altro che un’influenza stagionale bell’e propria! Ma siamo matti??!! Il tasso di mortalità provocato da questa super-influenza, secondo gli ultimi accertamenti, è pari a quello di una semplice influenza stagionale…perciò smettiamola con questi allarmismi e queste inquietudini apocalittico-pandemiche!
Come per tutti gli esseri viventi, anche i virus si evolvono nel tempo e una cura antibiotica oggi utile per combattere una precisa tipologia di agente batteriologico, tra qualche anno o giù di lì non è più efficace come oggi. Il virus và in palestra, si allena, si fa i muscoli e si perfeziona – magari andando persino dall’estetista per manicure, pedicure, acconciatura e nuovo look – e per contrastare il suo effetto patogeno è necessario raffinare i farmaci utilizzati per il vecchio tipo-virus.
Il nuovo vaccino che nei prossimi giorni c’instilleremo nelle vene – e finalmente ci sentiremo invincibili di fronte alla stra-influenza – non è altro che un miglioramento dei vecchi farmaci usati per le comuni influenze stagionali (così dicono che si chiamano). C’è da dire, inoltre, che da anni abbiamo preso la pessima abitudine a ingozzarci di farmaci per qualsiasi sintomo percepiamo: starnuti, mal di testa o di denti, scottature, tagli, cerette, prurito e cazzonerie…In più, cresciamo i nostri bambini in questo modo e anziché fargli mettere in bocca le mani sporche per sviluppare i cosiddetti “anticorpi” (com’era per noi), gliele laviamo con amuchina, dask e cherosene…chiediamoci allora perché alcune patologie colpiscono in particolar modo i bambini e siamo costretti tre, quattro, cinque volte al mese (se non di più) a fare la fila in farmacia, dal medico o dal mago-chiromante? Stiamo diventando scemi!!! Tutto qua!
In questa prospettiva, la nostra imbecillità non ha freni! Basti pensare, per tornare all’influenza dai super-poteri, che all’inizio ce la siamo presa coi suini e con la buona, bella, tenera bistecca al sangue!!! Qual è la loro colpa? Quella di trovarsi là vicino? Magari il prossimo caso di “nuova influenza” esplode su un’isola in mezzo all’oceano, sul monte Bianco o davanti al tostapane e la denominiamo “isolana o oceanica, o montana o tostapanica”?!!!
Suvvia! Lasciamo stare questi poveri maiali e mandiamo a quel paese tutte queste voci di pandemia, fine del mondo e pericolo globale! Vogliamo vaccinarci? Bene! Ma sia chiaro: è il solito rimedio per l’influenza stagionale, non un farmaco contro il Mietitore in persona detto “H1N1”!
Mi auguro almeno che si cominci a fare luce intorno a queste maledette influenze che, ogni anno nello stesso periodo, rompono le scatole a tutti…soprattutto spero che ognuno di noi cominci a mettere un po’ di sale in zucca e allontani, se così è, la paura di voler sapere l’origine di influenza stagionale…
Vi do un indizio: non è il vaso di Pandora (a meno che qualche laboratorio dove vengono studiati, sperimentati e diffusi non si chiami proprio così).

PS: etcì!!! Ops! Devo aver preso l’influenza…va beh…qualcosa di caldo, un po’ di riposo e tutto passerà…se persiste…provo col rimedio della nonna (tra cui peperoncino o vino cotto), altrimenti…ahimé….consulterò il medico…ma restando sempre in guardia!!!