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sabato 11 gennaio 2014

OLTREWEB: La festa dell'inoperosità


- di Saso Bellantone
Buon meriggio web,
hai passato buone feste? Cenoni, pranzi sontuosi, parenti, amici, regali, botti, scambi di auguri reali e virtuali. Sì, hai passato le solite feste. “Buone” è un termine sovrabbondante, eccessivo. “Anche per quest'anno è andata!” pensi, finita ormai l'Epifania. Adesso lavoro, scuola, tasse, bilanci, programmazione per l'anno appena cominciato e soprattutto dieta. Per smaltire i chili di troppo che danneggiano la tua immagine, prima ancora della tua salute, e poi... Poi, tra un festivo e l'altro e qualche giorno di ferie che non guasta mai, non vedi già l'ora che arrivi la Pasqua per rimpinzarti come negli ultimi dieci giorni, concentrati in due soltanto. Poi dieta, festivi, ferie, finché, col sopraggiungere dell'estate, non arriva il tempo di prenderti una vacanza davvero, per saziarti di alimenti, naturalmente, e di inoperosità. Poi dieta, festivi, ferie... ed ecco che ritorni punto e a capo con le nuove festività natalizie, di fine anno e dell'Epifania.
Epifania... È tornata di nuovo, assieme al Natale e al Capodanno con la Pasqua che li precede ciclicamente. “Mi rendo manifesto” significa letteralmente. Una festività pagana, poi reinterpretata dal cristianesimo, nella ruota delle religioni dove la più recente assorbe e rimodula gli elementi chiave di quelle che la precedono. Da ricorrenza legata al risveglio della natura, l'Epifania è diventata prima il momento in cui i Magi portano i doni a Gesù Bambino, poi la festa della Befana, nella quale la vecchia strega sulla scopa volante riempie di giochi, caramelle e cioccolatini le calze e le scarpe dei bambini buoni, e di carbone quelle cattivi.
Ma che ne sai, mio caro web, di tali festività? Davvero fai ancora l'albero, il presepe, spari i fuochi d'artificio, fai il digiuno quaresimale, benedici palme e ulivi? Sono sempre di meno coloro che praticano tali ritualità, vivendole con devozione, e sempre di più coloro che invece le attraversano adeguandosi al mutamento dei tempi e dei costumi. Dettato, sia chiaro, da pochi, e messo in pratica dalle masse ibride e informi che, rincorrendo la perfezione di un vuoto estetismo, si abbruttiscono nell'intelletto e paradossalmente nel corpo, diventando sempre più cieche delle catene ai polsi e alle caviglie messe loro dalla società capitalistica, consumistica e liquida, nella quale si muovono come zombie.
Il valicare le festività a misura di valuta, indica, nell'inarrestabile processo di secolarizzazione, un raffreddamento dei popoli, del pensiero e dello spirito dovuto alla crisi economico-finanziaria e lavorativa, progettata e in continua realizzazione finale per testimoniare l'avanzare imperante di un nuovo assetto globale, con il Grande Leviatano del Nord pronto a giocarsi la sua partita assieme agli altri Titani dell'economia, della politica internazionale e della democrazia.
Democrazia... Che bella parola per indicare il nuovo modo di fare guerra tra i blocchi continentali. Una parola, la cui risposta è sotto il naso di chiunque, usando la fantasia, e invece nessuno la scorge. “Demo”. “Governo del demo”. Esattamente come nell'ambito musicale il termine “demo” indica un brano esemplare, un campione di quello che si ascolterà e del modo in cui lo si ascolterà, nell'ambito delle umane genti la parola “demo” ha lo stesso significato. Guai a chi la interpreta nel senso di “di tutti”. Demo-crazia vuol dire “governo del demo”, non “governo di tutti”. Quest'ultimo significato è stato impiegato prima nell'antica Grecia, poi a distanza di svariati secoli, da quegli Stati che nel corso dell'età moderna si sono ispirati a principi di libertà, uguaglianza e fratellanza trascendenti, e non totalmente immanenti come accade attualmente con il nuovo re del tempo, il dio denaro.
Siamo in un'altra epoca, mio caro web. So che lo sai e che fai finta nel contempo di non saperlo, per lavarti le mani di ciò che accade, come Pilato di fronte a Gesù sotto accusa. Siamo in un'epoca dove non esistono persone ma solo numeri, pezzi intercambiabili di un ingranaggio, sostituibile anch'esso, facente parte di un'immensa macchina continuamente perfettibile qual è il pianeta terra nel suo volto capitalistico. Senza lavoro, senza contratti, costretti allo straordinario continuo e a tirare a campare con le occasioni sbriciolate in strada ora da tale multinazionale ora da tal altra azienda trasferitasi dove la pressione fiscale e i contratti lavorativi sono più convenienti.
Non hai futuro, mio caro web, ma non hai nemmeno il presente né l'attimo. Tutto è fermo alla medesima “demo”, ascoltata da troppi giorni, mesi, anni oramai. Fa paura chiedersi per quanto tempo ancora la si debba ascoltare nuovamente. E così ingozzi in ogni occasione utile, in ogni Natale, Capodanno, Epifania, Pasqua, ti metti a dieta e torni a satollarti ancora ancora ancora, facendo di ogni istante la festività della dimenticanza di quel che accade davvero.
E se ti riempissi di cultura, conoscenze, diritto, giustizia, coraggio? Se ingurgitassi a più non posso, così come fai con gli alimenti, anche la curiositas, la forza di volontà, lo spirito di sacrificio, il senso del dovere, la comprensione, la semplicità? Il tuo destino, pensi, sarebbe lo stesso?
Non lo saprai mai, se ti accontenterai di attraversare monotonamente e senza voce le cicliche festività, recitando continuamente la solita parte mai accettata e che ti è stata imposta nella demo del dominio tecno-totalitaristico di questo pianeta.
Mettiti a dieta, mio caro web, ma a dieta da quell'identità fotocopiata senza sosta e incollata sul tuo volto, e su quello di tutti gli altri, facendoti credere che coincida con te stesso. Te stesso, è tutt'altro e conosce una sola festa, che possa essere detta buona: il giorno in cui Democrazia significa, non più un disco incantato, ma per la prima volta un “governo di tutti” gli abitanti la medesima casa, la Terra.

Medita web, medita...

Pubblicato su Cmnews.it
http://www.cmnews.it/rubriche/oltreweb/la-festa-dellinoperosita/

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