IN QUESTO BLOG NON SI PUBBLICANO COMMENTI ANONIMI.

sabato 31 marzo 2012

Versieri: IL TEMPO E’ MUTO di Giuseppe Ungaretti


- di Saso Bellantone

Il tempo è muto fra canneti immoti…

Lungi d’approdi errava una canoa…
Stremato, inerte il rematore… I cieli
Già decaduti a baratri di fumi…

Proteso invano all’orlo dei ricordi,
cadere forse fu mercé …

                                      Non seppe

Ch’è la stessa illusione mondo e mente,
Che nel mistero delle proprie onde
Ogni terrena voce fa naufragio.

Tempo. Che strana parola. A seconda del sistema di riferimento impiegato, della prospettiva sulla quale ci si colloca e del linguaggio che si parla, il termine tempo cambia. Si usa per indicare il divenire delle cose, per misurare il loro spostamento nello spazio, per individuare il cambiamento degli stati – fisici, psicologici, biologici, geologici, astrali – e per determinare l’accadere costante di determinati avvenimenti sociali, lavorativi, burocratici, cultuali. Si utilizza questo lemma in diversi modi, per diversi scopi e, proprio per questo motivo, alle volte, si ha come l’impressione che nel vocabolo tempo ci sia tutto, vale a dire quell’ambiente dai confini sconosciuti e forse impenetrabili che si è soliti chiamare universo, mondo, esistenza. “Quanto tempo ha il mondo? Come misurarlo?” ci si chiede. Ma il tempo non può essere cronometrato da esseri minuscoli quali sono gli umani, relegati in un pianeta periferico del misterioso habitat nel quale si trovano. Per farlo, dovrebbero posizionarsi al di fuori del mondo e osservarlo, paragonandolo a ciò che mondo non è, oppure possedere delle dimensioni titaniche, più grandi di quelle dei pianeti e delle galassie, e stabilire un criterio di misura per stimare il significato del termine tempo in relazione all’intero cosmo. Oppure, ancora, per sciogliere questo arcano, dovrebbero ricevere una rivelazione miracolosa da parte di un dio. Ma queste ipotesi, queste condizioni non sono possibili, così gli umani si ritrovano condannati a convivere eternamente con questo grande segreto insolubile. A causa di tale indecifrabilità, alcuni decidono di abbandonarlo, altri lo dimenticano volontariamente e involontariamente, altri ancora continuano a sfidarlo, in pura perdita, fino all’ultimo respiro. E tuttavia, alle volte, proprio quando credono di averlo scordato o quando non ci speculano affatto, gli umani si trovano nuovamente innanzi al mistero del tempo, mettendolo in relazione, però, a qualcosa che è più a portata di mano rispetto all’immensità del cosmo: la propria vita.
In questi momenti, nei quali signoreggia la domanda “Quanto tempo ha la mia vita? Come misurarlo?”, il singolo essere umano ha l’impressione di trovarsi innanzi al medesimo segreto cosmico, si rende conto cioè che il mistero della durata della propria vita e di quella dell’universo sono connessi e, ahilui, capisce che anche questa nuova domanda è irresolubile al pari della prima. Ed ecco che sorge un preciso stato d’animo, stremante, con il quale difficilmente si riesce a convivere: la disperazione della soluzione.
Innanzi a questa domanda, l’essere umano si sente come un rematore stanco che, vagabondando tra i flutti della vita a bordo della propria canoa e senza porti sicuri né mete, si ritrova improvvisamente all’interno di uno smisurato e immobile canneto, nel quale non soffia neanche un alito di vento. Qui, egli dispera della risoluzione dell’enigma ma volge lo sguardo verso il cielo, patria di sicurezze divine, non soltanto perché gli è impossibile scorgerlo dall’interno del canneto ma perché crede che il cielo sia una voragine fumosa, una nebbia impenetrabile al pari delle domande sul tempo del mondo e della propria vita. Non può rispondere con certezza se esista o non esista un dio. Non ha modo di averne la certezza. E allora in quest’angoscia senza soluzione, l’essere umano scorge i ricordi, si affaccia su di essi e invano tenta di trovare risposta al proprio enigma. Ma non servono a nulla. I ricordi sono soltanto una grazia, un surplus inutile ai fini della scioglimento del mistero.
In questi tormentosi istanti, è inutile districarsi all’interno di tali interrogativi alla ricerca di una soluzione. Le stesse domande, secondo Giuseppe Ungaretti, autore della poesia esaminata, Il tempo è muto, non sono altro che un’illusione, in quanto ogni interpretazione, ogni tentativo di varcare l’impenetrabilità del segreto della propria vita, non può che fallire.

Nessun commento:

Posta un commento