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lunedì 8 aprile 2013

Pensieri visivi: UN PAIO DI SCARPE di Vincent Van Gogh



- di Saso Bellantone
Portano ovunque, e in nessun luogo. Calzate o sfilate. Dall’alba al tramonto, in ogni giorno, mese, anno, scandiscono ineluttabilmente lo scoccar dell’istante verso quello venturo, tracciando nitidamente i confini tra ciò che è stato e ciò che sta accadendo. Fedeli compagne, connettono e separano la carne e i corpi, le idee e gli elementi, l’anima e il mondo, l’evoluzione e la sopravvivenza. Dai campi di grano alle camere istituzionali, le scarpe amministrano l’essere nel divenire, proiettando i suoi passi da un granello di sabbia all’altro della clessidra dell’esistenza. Si logorano. Vengono abbandonate e pur prendendone delle nuove, logorano. Perché dirigono fatali il soffio vitale di ognuno dalla nascita alla morte. Alcune muoiono con noi. Altre prima di noi. Altre ancora permangono solitarie, per testimoniare silenziosamente l’assenza di chi le ha calzate fino a qualche attimo prima.
Che cos’è Un paio di scarpe di Vincent Van Gogh se non un simbolo della transitorietà, instabilità e fugacità della vita? Si vive in una condizione provvisoria, precaria, mortale e da mattina a sera non si fa altro che percorrere sentieri innumerabili, concreti e astratti, alla ricerca delle risposte ai grandi misteri dell’esistenza: “Chi sono? Dove sono? Da dove provengo? Dove sto andando?”. Le scarpe ci conducono in direzione di svariate occasioni ed esperienze, con le quali tentare di sciogliere questi interrogativi. Ma alla fine, proprio quando la soluzione sembra trovarsi proprio sotto il nostro naso, non c’è più il tempo per pronunciarla, per calzarla o attraversarla con le scarpe appena messe ai piedi.
Simbolo del viaggio nei meandri di tali insolubili quesiti e della diversità di civiltà, idee, gusti e prospettive nel tempo, Un paio di scarpe rappresenta anche la spietatezza e la miseria della condizione umana. Costretto a camminare senza sosta e senza fiato attraverso una strada la cui fine giunge come una folgore, l’essere umano spera che altri, dopo di lui, possano scorgere sulla medesima via le orme di chi è già passato. 

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