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lunedì 22 agosto 2011

L'ARTE PERIFERICA: intervista a Giuseppe Pietropaolo, regista della "Compagnia teatrale Argos"


- di Saso Bellantone
Originario di Bagnara Calabra, Giuseppe Pietropaolo è il regista della Compagnia teatrale A.R.G.O.S. (Associazione Ragazzi e Giovani Orientati al Sociale), con la quale a partire dal 1999 svolge numerose iniziative rivolte al sociale e mette in scena diversi spettacoli tra la Calabria e la Sicilia, tra i quali: U’ cortili ra paci (Eduardo De Filippo), Fiat voluntas dei (Giuseppe Macrì), L’area del Continente (Nino Martoglio), Non ti pago (Eduardo De Filippo), U’ figghiu masculu (Pippo Scammacca), San Giovanni decullatu (Nino Martoglio), L’amico del cuore (Vincenzo Salemme), Smalirittu u’ telefoninu (Rocco Chinnici), Pe’ virtù ru spiritu santu (Rocco Chinnici). Dal 2005 Pietropaolo e l’Argos organizzano a Bagnara la “Rassegna Teatrale Porellese”, un evento teatrale dedicato alle compagnie teatrali del Sud, e negli anni successivi la sua compagnia ottiene i primi riconoscimenti. Nel 2009, durante la “Rassegna teatrale Deliese”, l’attore dell’Argos Enzo Carbone riceve il “Premio miglior attore”. Nel 2011, durante l’ “8° Rassegna di Teatro popolare” svoltasi a Caraffa del Bianco, l’Argos riceve il “Premio miglior gruppo”, con la motivazione “Per la varietà di interpreti, che hanno animato una vicenda scenica di forte coinvolgimento attuato con una combinazione opportuna di linguaggi e buon livello attoriale”.

Come Nasce la compagnia teatrale Argos?
La compagnia teatrale nasce nel 1999 da un gruppo di giovani frequentanti la medesima parrocchia, Santa Maria degli Angeli, che ha sempre amato il teatro. Il nome Argos (Associazione Ragazzi e Giovani Orientati al Sociale) la dice tutta sulle nostre intenzioni. Il nostro scopo era quello di organizzare più iniziative possibili, tutte, però, orientate al sociale. Così ci siamo mossi in questi anni. Per esempio, abbiamo creato la “Sagra dello Zibibbo”, il “Natale nel borgo”, una “Raccolta fondi per le vittime dello tzunami del 2004”, ma soprattutto la “Compagnia Teatrale”, con la quale abbiamo svolto numerosi spettacoli. Da due anni curiamo anche la “Compagnia Teatrale Bambini”, nella quale partecipano i bambini dalla quarta elementare alla seconda media, e per i quali, ogni anno, organizziamo uno spettacolo tutto loro. Quest’anno abbiamo anche collaborato con la cooperativa Girasole, con la quale in giugno abbiamo creato e messo in scena uno spettacolo dove hanno recitato anche i ragazzi diversamente abili. Da alcuni anni svolgiamo la “rassegna teatrale porellese”, nella quale partecipano compagnie teatrali esterne, provenienti da Salerno, dalla Sicilia, dalla provincia di Reggio o di Cosenza, e alla quale partecipano anche i bambini. Da 4-5 anni siamo entrati in circuito teatrale regionale e interregionali affidandoci alla UILT (Unione Italiana Libero Teatro), con la quale organizziamo la nostra “Rassegna” e partecipiamo alle altre, facendo questi scambi culturali. Due anni fa abbiamo preso il primo premio come “miglior attore protagonista” a Delianova (Rassegna teatrale deliese), conferito a Enzo Carbone, mentre pochi giorni fa a Caraffa del Bianco abbiamo preso il “premio miglior gruppo”. Quest’ultima è stata una bellissima soddisfazione, tenendo presente che noi prepariamo ogni commedia a partire dal 7 gennaio, la sera, per consentire a tutti di lavorare e di curare i propri figli.

Che cos’è il teatro?
Credo che il teatro presenti e rappresenti le scene di vita vissuta. Nel nostro caso sicuramente sono molto marchiate per far ridere la gente, però se ci si sofferma bene ci si accorge che sono fatti che avvengono realmente. Noi rappresentiamo commedie brillanti per far ridere la gente, ma nello stesso tempo cerchiamo di lanciare un messaggio. In Smarilittu u’ telefoninu ci riferiamo al nostro paese, al passeggio, alle macchine, alle battutine: questo serve per far riflettere le persone. Nella comicità cerchiamo di lanciare messaggi. Questo per quanto riguarda il teatro, inteso a spettacolo finito. Per noi, il teatro è anche momento di unione. Ci vediamo tutto l’anno, ogni settimana, sia con i bambini sia con i grandi. Quindi il teatro è unione, momento d’incontro, di socializzazione. Guardando a questa esperienza che ho vissuto con alcuni ragazzi che conosco da tempo, posso affermare che con il teatro difficilmente i ragazzi prendono delle strade sbagliate. Per questo motivo, credo che si dovrebbero creare tante occasioni simili alla nostra: il teatro è una forma di salvezza. L’Argos è un punto di riferimento per molti giovani ma il merito è anche del parroco che ci ha dato a disposizione i locali della parrocchia per svolgere queste iniziative. È uno spazio aperto a tutti. L’ultima serata della Rassegna chiedo sempre se c’è qualcuno che vuole unirsi a noi. Per esempio negli ultimi anni alcune mamme di famiglia, vedendo le precedenti commedie, hanno deciso di entrare a far parte dell’Argos non soltanto per le commedie, ma perché ci hanno visto come un gruppo unito, solido. E questo la dice lunga sul tempo che stiamo vivendo. Il teatro dà la possibilità di combattere la solitudine: sia quella di ognuno degli appartenenti alla compagnia teatrale, sia quella degli spettatori quando ci esibiamo le nostre commedie e facciamo compagnia alla gente. Quando facciamo la rassegna, incontriamo persone che non escono mai di casa eppure il teatro ha il potere di farle uscire fuori e farle stare con gli altri. Il teatro, insomma, è una forma di unione, lotta contro la solitudine.

Cosa pensi riguardo al senso, allo scopo e agli usi del teatro, sia a livello individuale sia sociale, nel mondo contemporaneo?
Come ho appena detto, il teatro è principalmente unione, compagnia. Inoltre, nel corso di questi anni, ci siamo accorti che la gente vuole ridere, che non vuole opere pesanti. Forse è il periodo della crisi economica, dei problemi che ognuno di noi deve affrontare: ma la gente in quelle due ore vuole staccarsi dal mondo e ridere. E noi, per il momento, siamo felici di accontentarli. In quelle ore cerchiamo di fargli dimenticare tutti i problemi. Il teatro è un immenso veicolo di sorriso. L’unità, la compagnia non avrebbero senso senza la gioia del sorriso. È dal sorriso che nasce il piacere di stare assieme agli altri e noi miriamo a questo con le nostre commedie e, a quanto pare, sembra che ci riusciamo. Ma non ci sentiamo mai arrivati, anzi finito lo spettacolo riporto i miei ragazzi con i piedi per terra e li faccio pensare al prossimo spettacolo o alla prossima commedia. Quando abbiamo ricevuto il “ Premio miglior gruppo” mi trovato a casa, per motivi di lavoro. In tarda notte, i ragazzi mi hanno telefonato entusiasti dicendomi che siamo stati premiati. Questo mi ha fatto piacere, sia chiaro, ma ho inteso il premio come una crescita del gruppo. L’Argos è una famiglia, una comunità: si passa molto tempo assieme e spesso si cerca di risolvere i problemi extra-teatrali di ognuno, assieme. Questo è lo scopo del teatro. Quando ci esibiamo, noi stiamo anche assieme al pubblico. I nostri ragazzi spesso e volentieri si rivolgono al pubblico, per non farlo sentire distaccato rispetto alla commedia. Il teatro è anche questo coinvolgimento. Uno dei nostri scopi è anche quello di fare pensare, di prendersi alla leggera, ma ciò dipende dal pubblico. Viviamo in una società troppo “seria”, caotica, nervosa, ed è necessario tornare a prendersi meno sul serio, tornare a sorridere e ad affrontare le cose con più serenità. Le Rassegne sono un’altra forma per stare assieme non soltanto tra di noi o con il pubblico, bensì noi assieme agli altri gruppi teatrali. Servono per conoscersi, scambiarsi le idee, per sorridere assieme. Non partecipiamo alle gare esclusivamente per vincere, ma per il piacere di conoscere altra gente, altri gruppi come il nostro. Ogni premio che riceviamo, alla fine, parla della nostra unità. Questo è il premio che preferisco.

I Greci impiegavano il termine “poiein” per significare “creazione”. Poi questa parola, nel corso del tempo, si è trasformata di linguaggio in linguaggio, fino a diventare in italiano per esempio, la parola “poesia”. Quando un poeta comunica se stesso, cioè scrive una poesia, è un creatore di mondi, riproduce il mondo, crea nel senso pieno della parola. Puoi definire le commedie dell’Argos delle opere d'arte, delle creazioni nel senso pieno del termine?
Credo che una sola persona non può stabilire quando si trova innanzi a un’opera d’arte e quando no. Il parametro di misura, nel caso del teatro, è il pubblico, le sue risate, i suoi applausi. I copioni non li scriviamo noi. Noi li modifichiamo e tentiamo di calare le commedie nel nostro tempo, nel nostro dialetto e nelle nostre tradizioni. Le personalizziamo. Quindi in un certo senso le ricreiamo. Ma non sta a me giudicare se tutto quello che facciamo è arte vera e propria oppure no. Dovremmo chiederlo al pubblico. Se sorride e ci applaude, allora vuol dire che siamo sulla buona strada.

Perché recitate? Perché sentite l’esigenza di comunicare mediante l’arte della teatro?
Oltre che per i motivi che ho detto prima, perché il teatro è una preparazione continua ed è molto impegnativo. Il teatro fa sociale, ci unisce, ovviamente perché ne siamo tutti appassionati. Spesso il pubblico pensa che il teatro sia soltanto lo spettacolo ma non è così. Ci sono le prove. Mentre durante lo spettacolo si assiste alla commedia pienamente realizzata, durante le prove non si è sempre perfetti. Si sbaglia ed occorre ripetere centinaia di volte la stessa frase, la stessa scena. Durante le prove ci si confronta su come svolgere le scene, sulle movenze, i toni della voce eccetera. Personalmente, amo confrontarmi con i miei ragazzi e chiedo loro di dirmi come la pensano, quando non sono d’accordo con le miei proposte. Parto sempre dall’idea che tutti, io per primo, possono sbagliare. I ragazzi poi sono molto inventivi nella preparazione della commedia e questo mi è molto d’aiuto. Credo che un gruppo si fa in questo modo. Non mi piace ordinare che cosa si deve fare. Il teatro dà la possibilità di capire, specie ai più giovani, che nella vita non esiste nulla di perfetto bensì di perfettibile. La vita è un susseguirsi di errori. Soltanto partendo da questi è possibile migliorare, proprio come quando si sbaglia una battuta, una postura, una movenza, un’espressione scenica. Ci piace recitare, perché il teatro ci offre la possibilità di migliorarci e di trasmettere questo messaggio alla gente.

Che cosa racconta l’Argos con le sue commedie?
Per il momento non abbiamo ancora scritto e messo in scena una commedia nostra, che ci consentirebbe di esprimerci totalmente come compagnia teatrale, ma ne abbiamo una nel cantiere che speriamo di ultimare al più presto. Finora abbiamo rappresentato “Fiat voluntas dei”, “Non ti pagu”, “San Giovanni decollatu” e tanti altri copioni meno famosi rispetto ad altri. La scelta di rappresentare questi copioni meno conosciuti ci è stata più volte criticata, tuttavia noi preferiamo continuare su questa strada. Questi copioni meno famosi, infatti, ci danno la possibilità di lavorare di fantasia, di aggiungere, di togliere, di personalizzare i copioni al nostro paese, al nostro dialetto, alle nostre tradizioni. Nella nostra ultima commedia, “Smalirittu u’ telefoninu” di Rocco Chinnici, c’è molto di nostro. Pur essendo poco conosciute, tutte le commedie che rappresentiamo sono molto apprezzate nelle piazze. Perché parliamo di noi, degli stessi spettatori, del nostro tempo. Se il teatro non racconta il tempo nel quale si vive, allora non è teatro.

L’Argos può sentirsi tale senza i pubblici?
La compagnia teatrale Argos è anche il pubblico che segue le nostre commedie. Senza il pubblico, non puoi fare teatro. Sicuramente la bellezza dell’Argos è l’unità, lo stare assieme per tutto l’anno, il fare le cose assieme ma tutto questo deve anche essere manifestato al pubblico, agli altri. Il teatro lancia quei messaggi di cui ti ho appena parlato. Se non ci fosse il pubblico a recepire quei messaggi, tutto il nostro lavoro non avrebbe senso. Quindi l’Argos è l’Argos quando è assieme al pubblico. Se poi lavori bene, se reciti bene, allora il pubblico sa anche darti i giusti riconoscimenti.

Che cosa significa oggi vivere come attori e vivere esclusivamente della propria arte? Quali sacrifici comporta accettare questo incarico, questa missione?
Innanzitutto devo ringraziare mia moglie, perché sono sposato, ho quattro figli, ho un’attività da mandare avanti. Le prove posso svolgerle soltanto dalle 21:30 in poi e per tre volte alla settimana tolgo spazio alla mia famiglia, il che non è un sacrificio da poco. Il teatro è una passione, certamente, ma se non avessi al fianco una persona intelligente, comprensiva e stimolante quale è mia moglie, non sarei riuscito in tutti questi anni a realizzare tutto quello che ho fatto assieme ai ragazzi dell’Argos. Mia moglie sa che l’Argos è un punto di riferimento positivo, più che per me, per i giovani. Per questo motivo mi invoglia sempre ad andare avanti. Quindi, il teatro comporta primariamente dei sacrifici affettivi, ma anche di carattere economico. Nessuno ci aiuta economicamente e tutto quello che abbiamo realizzato lo abbiamo fatto esclusivamente con le nostre forze, salvo quegli spettacoli nei quali il Comune ci ha pagato le spese, pur pagandoci qualcosa in meno rispetto alle compagnie teatrali provenienti da altri paesi. Per carità, sono felice che chi fa teatro, tutte le altre compagnie teatrali, sia apprezzato e riconosciuto per il lavoro che fa, visto il sudore che c’è nel mandare avanti una compagnia teatrale. Però i premi che abbiamo ottenuto, specie quest’ultimo, dimostrano che non siamo meno rispetto alle altre compagnie. Oltre a Caraffa, siamo stati a Pellaro, a Melito, a Scilla, a Piale e abbiamo altri spettacoli per la Calabria: insomma, i riconoscimenti ci sono ovunque mentre scarseggiano nel nostro paese nativo. E questo molto spesso ci lascia con l’amaro in bocca. Però andremo avanti lo stesso.

Che cosa spinge l’Argos a restare nel Sud?
Anche se ci offrissero tutto l’oro del mondo noi resteremmo qua, a Bagnara e nel Sud. Perché l’Argos nasce per i giovani, per aiutarli ad affrontare i loro problemi ed evitare loro di prendere brutte strade, quali la droga, l’alcool e via dicendo. Inoltre, noi recitiamo in dialetto, il quale, se non sta svanendo, viene modificato e italianizzato. Noi puntiamo al mantenimento del dialetto, che è la lingua delle nostre tradizioni, specie di quelle più antiche, che non dobbiamo dimenticare. L’Argos si è aperto ai più piccoli perché vuole dare loro un sentiero diverso dalla strada. Spero, in questo senso, che altri facciano come noi, nel teatro, nella musica, nella danza, in qualsiasi arte. Queste arti portano unità, comunità, salvezza. Mi spiace molto che le altre compagnie teatrali che erano nate in questi anni nel nostro paese siano svanite. Mi auguro tuttavia che nascano delle altre, magari più numerose di prima. In questo modo, più ragazzi avranno la possibilità di salvarsi.
Puoi definirti un sognatore? Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Sicuramente, ma il mio sogno è quello che sto già vivendo con i ragazzi dell’Argos nei locali della parrocchia, negli spettacoli bagnaresi, calabresi, siciliani, dentro e fuori la compagnia teatrale. Se proprio devo dirne uno, credo che il mio sogno sia soltanto questo: quello di non smettere di sognare con i miei ragazzi.

Il titolo della vostra ultima commedia è “Smalirittu u’ telefoninu”. Di che cosa parla?
“Smalirittu u’ telefoninu” è una vicenda divertente. Parla di Jacopo, un personaggio un po’ anziano, impacciato, che si fissa nell’idea di acquistare il telefonino, dal momento ce l’hanno tutti. La storia di Jacopo non è così lontana dalla realtà. La moglie per esempio, Loreta, lo richiama perché spende tutti i soldi per il telefonino. Oggi molti fanno così. Già a 7-8 anni i bambini hanno il telefonino, la playstation, l’i-pod eccetera. Tutti fanno salti mortali per avere questi oggetti e poi, di fatto, non arrivano a fine mese. “Smalirittu u’ telefoninu” affronta con il sorriso questo problema. Poi mette in evidenza come questi strumenti non soltanto svuotino le tasche ma soprattutto creino guai e incomprensioni, situazioni assurde che noi, naturalmente, marchiamo molto per far ridere la gente, ma che nella vita reale sono molto incresciose.

Oltre a seguire i vostri spettacoli, chi desidera saperne un po’ di più sull’Argos, dove può rivolgersi?
In questi giorni stiamo lavorando alla creazione di un sito tutto nostro, che presto comunicheremo al pubblico. Per il momento, chi vuole può contattarci al numero 349/5860318 oppure su Facebook:

Alcune parole per i giovani.
Non chiudetevi in voi stessi. Cercate di trovare un’iniziativa sociale, non necessariamente il teatro, qualunque, qualsiasi arte, perché vi aiuta molto a vivere, a crescere e a stare assieme agli altri.

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