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sabato 24 agosto 2013

A un passo dal varco oltre l'apparenza


- di Antonio Tabucchi
“Ma dov'è la poesia?
Nei sassi, nell'erba, nei cuori?
La cerco in ciò che è,
anche nella materia, ed essa è sorda
opaca... indifferente.
[]
Ah, la poesia che consola
del non sapere niente!,
economica illusione
di me, di voi, della luna.
Credere di sentire che ciò che si sente
esiste,
che ha una sua verità, un suo posto nell'essere.
Mi affaccio alla finestra,
c'è la città...
e il mondo.
Ma non sentite il rumore?
Sono i cannoni che brontolano,
la distruzione, la morte
che sopra di noi incombono,
volute dagli uomini savi.
Non sanno che il mondo è mondo
per essere dubitato, essi credono, battagliano,
e per questo anche noi moriremo.
[]
Oppure...
moriremo di altra morte.
Sarà più paziente, e felpata,
non c'è niente che ci difenda
dalla dispersione nell'eterno...
Vagheremo come un pulviscolo
nel vuoto di questo universo,
neppure coscienza infima
di ciò che non siamo stati...
[]
E in questo ipotetico stadio che si chiama
Frattempo
cerchiamo la poesia...
[]
Sarà questo la poesia?,
vivere il nostro Frattempo?
Questo intermezzo che io recito stasera
solo perché voi mi tollerate
e non avete nient'altro da fare.
Sta racchiuso, questo intermezzo,
nella vera commedia che ogni giorno recitiamo,
recitate,
e che ci aspetta non appena
saremo usciti da questa stanza.
[]
Volete forse credere in me?
O volete credere a questo?
Questa stupida illusione
è stata pagata quattro soldi,
non c'è nessuna verità
in questo stupido intermezzo.
Se faccio finta di recitare a soggetto
è solo perché non ricordo il copione.
[]
Il copione...
Se mai c'è stato un copione.
Mi hanno consegnato pochi fogli sgualciti,
pieni d'errori di battitura,
non so neppure chi è l'autore, erano pagine anonime,anonime come me,
che sono solo l'attore.
E questo basta, è il mio nome, visto
che non sono nessuno.
[]
Nessuno, eppure troppi.
E anche questo è stato il mio modo
di vivere la mia vita:
vivere tante vite,
le più vite possibili,
perché la più nobile aspirazione
è di non essere noi stessi,
o meglio,
è esserlo essendo altri,
vivere in modo plurale,
com'è plurale l'universo”.

(Il signor Pirandello è desiderato al telefono, in “Dialoghi mancati”).

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