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martedì 21 agosto 2012

DISsud - Le foto

- di Linda Fassari
Barca al tramonto (Marina di Nicotera).

lunedì 20 agosto 2012

LA CAPRA PER I GRECI DI CALABRIA



- di Giuseppe Delfino

Il greco di Calabria possiede un gran numero di termini inerenti il mondo agro-pastorale perché l'impoverimento della lingua (ma anche degli abitanti stessi) avvenuto nel corso dei secoli ha fatto sì che i termini preponderanti nella lingua siano stati quelli “pragmatici” della vita quotidiana che i Greci di Calabria degli ultimi secoli si son trovati a fronteggiare. Come sottolinea Gian Luigi Beccaria, ne “Tra le pieghe delle parole – Lingua, storia, cultura” (Einaudi, 2007), afferma che:
“Le lingue sono in realtà tutte ben “formate”, nel senso che sono tutte adeguate alla cultura che esprimono. Ogni distinzione importante per una determinata cultura tende ad essere lessicalizzata dalla lingua che appartiene a quella cultura. La ricchezza lessicale che ha un montanaro o un eschimese per denominare i vari tipi di neve non dipende da una maggiore capacità distintiva, ma da una diversa esperienza ambientale. Le lingue di popolazioni che vivono a stretto contatto con la natura e che si dedicano ad attività pratiche, magari non saranno adatte alla speculazione filosofica come il greco o il tedesco, ma abbondano per contro di parole per designare gli oggetti e le specie viventi che popolano l'ambiente circostante”. 
Un esempio importante è la “capra”. I pastori grecofoni designano con diversi vocaboli ciò che in italiano è reso con una parola sola; in greco di Calabria è presente il termine generale “èga” che deriva dal greco antico αίγα, (cfr. “Egospotami”, cioè il “Fiume della capra”, dove si svolse la battaglia decisiva tra Spartani ed Ateniesi nel 404 a.C., nel corso della Guerra del Peloponneso) ma anche altri più specifici : il prof. Filippo Violi nel suo Vocabolario Grecanico – Italiano – Grecanico (Apodiafazzi, Bova, 2007) registra molti significati, specialmente in riferimento al colore del manto, tra cui: 

“bàmpa” (capra con la testa bianca);
“lagopò” (capra dal manto color lepre); 
“livanì” (capra dal manto color incenso);
“sargopì” (capra dal manto nero e il muso bianco); 
“barbarisca” (capra con la testa bianca);
“ortocera” (capra con le corna dritte; parola composta da “ortò”, “dritto/ in piedi” (cfr. “ortodossia”), e “cèrato”, “corno”);
“asamo” (capra senza marchio);
“gastra/ egùddha” (capra di due anni).

Questo perché in una società agro-pastorale certe distinzioni sono fondamentali; la capra è un elemento essenziale della pastorizia in Aspromonte, e perciò in questo caso sono necessarie diverse sfumature semantiche. In altre aree del mondo dove essa o non è diffusa o non lo è molto, certe distinzioni non hanno bisogno d'essere. La sottofamiglia dei Caprini è diffusa in Europa, Asia ed Africa: in lingue come il quechua, la lingua degli Incas diffusa in Sud America, perciò, il termine “capra” non esiste.

sabato 18 agosto 2012

Ridere, ridere, ridere ancora...



- di Gianmarco Iaria
Alla voce "Sarcasmo", nel mio buon vecchio Zingarelli del 2000 risponde il significato di: "Ironia amara e pungente mossa da animosità verso qualcosa o da personale amarezza [...]". Per quanto mi riguarda, il Sarcasmo è un'arma di sopravvivenza; vedere la realtà, capirla, carpirne l'essenza deve portare direttamente ad esso. Tutte le situazioni, in ogni tempo ed in ogni luogo, che possono dirsi -umane, sono per definizione e per natura imperfette; è possibile dunque riscontrare in ogni cosa aspetti positivi e aspetti negativi (radice primaria, questa, del relativismo). L'imperfezione apre la via, a chiunque abbia mente sveglia ed aperta, a cogliere la pluralità di elementi e sfumature dell'esistenza terrena, materiale. Porta a vedere la proporzione fra bene e male, fra Yin e Yang, che compone l'esperienza umana ed i suoi frutti; la stessa percezione, che a noi pare completa, è anch'essa imperfetta e limitata perché soggettiva. Individuale. Quindi, soggetta a possibili integrazioni, correzioni, cancellature o aggiunte. L'istinto spesso coglie la reale essenza della materialità, ma la mente fatica di più a dare una forma e un nome alla molteplicità di oggetti percepiti; e fra questi, ve ne sono di positivi e negativi.
Tuttavia, se la tensione al miglioramento ed alla perfezione necessita una costante analisi della realtà ed annovera come caratteristica principale il riconoscimento della negatività, ridere, o meglio, sorridere in modo disincantato di fronte ad essa fa in modo di evitare la palude dell'immobilismo, l'oblio dell'incapacità di migliorarsi dovuta dalla stessa consapevolezza della negatività. Rendersi giullari, ridere di fronte alla mediocrità del male è il primo passo verso l'infinita lotta all'infinita imperfezione. Verso il riconoscimento di quanto sempre migliore ci sia.
Dopotutto, una risata ci seppellirà!

venerdì 10 agosto 2012

Impensabile


- di Saso Bellantone
"La realtà è quell'ente eternamente soggetto a innumerabili interpretazioni, che riesce sempre a dimostrarsi semplicemente impensabile".

martedì 7 agosto 2012

I giardinieri del pensiero


- di Saso Bellantone
"L'ignoranza cresce sempre rapidamente come l'edera; per questo motivo, nascono sempre giardinieri che la potano pazientemente".

domenica 5 agosto 2012

Fatalità


- di Saso Bellantone
"Così come il cemento non può vincere la natura, allo stesso modo la morte non può trionfare sulla vita".

sabato 4 agosto 2012

Versieri: NOTTE di Hermann Hesse


- di Saso Bellantone

Ho spento il lume; la finestra aperta
ora la notte nel suo flutto bagna,
mi abbraccia mite come una sorella
e come una compagna.

Eguale nostalgia ci ammala e sogni
che sembrano presagi: con alterna
voce parliamo degli antichi giorni
nella casa paterna.

È notte. Nulla è più chiaro, anzi più buio della notte. Non è più giorno, non c’è più luce, niente ha chiarezza fuorché il fatto che sia notte e che, in essa, sia buio. Buio del tempo, del lavoro o dell’ozio. Buio del calcolo, dei bisogni e delle aspirazioni. Buio delle relazioni: sociali, affettive, economiche, intellettuali, di apparenza o di convenienza. Buio delle difficoltà: imprenditoriali, operaie, casalinghe, statali, fiscali, genitoriali, morali, fisiche e fisiologiche. Buio delle sensazioni, delle emozioni e anche delle parole. Quando è notte, la lotta per la sopravvivenza trova la sua fermata. Il tutto trattiene il fiato ed ecco che, come abbandonandosi a uno stato di sospensione mai voluto e sempre desiderato, accade il resto. Preciso, necessario, quasi come inevitabile.
Spegnendo la fioca luce della abat-jour della propria camera, è come disattivare la propria mente, scintilla del corpo. Guardando oltre la finestra, è come scrutare al di là di se stessi. Scorgere le maree del buio che, docili, cominciano a bagnare la finestra per entrare dentro la nostra camera, è come avvistare il flutto di un enigma che inumidisce i nostri occhi immateriali e la nostra stessa carne, e ci travolge con l’affetto del nostro stesso sangue e l’amore della persona amata.
È qui, in questo momento senza tempo e in questo luogo senza spazio, che si sperimenta quel che sfugge quando è ancora giorno e tutto è chiaro: il pensiero. Qui, si brama ardentemente il passato, qui si vive il futuro come fosse una profezia. Qui, una volta ciascuno, si discute con la notte e con l’enigma a proposito del senso dell’esistenza, dell’origine del tutto e anche di noi stessi.
Nella poesia Notte, Hermann Hesse dice a ognuno di noi, metaforicamente, quanto è importante la notte con il suo buio e il niente con i suoi segreti. Noi fuggiamo entrambi e li impegniamo, impegnandoci, facendo nulla oppure riempiendoli nella stessa maniera nella quale viviamo il giorno e il tutto. Secondo Hesse questa, la continuità, non è la soluzione migliore. l’essere umano ha bisogno della discontinuità, della frattura, del bisogno di intendere la notte in quanto notte e il niente in quanto niente. L’essere umano necessita del pensiero, dell’inatteso, dell’impossibile perché, forse, soltanto ciò avviene è davvero giorno, è davvero il tutto e, forse, si è davvero se stessi.

lunedì 30 luglio 2012

SUDdiati L'arte non è compresa da tutti - le foto 4


L'applauso "SUDdiato" di alcuni lettori alla bottiglia di prosecco (in foto, tra i due, sullo sfondo), appoggiata sulla lampada con cura e dedizione da parte di sconosciuti.
Come anticipato, la bottiglia è stata tolta alle ore 14:00. Grazie ai lettori SUDdiati!
Per le tue segnalazioni SUDdiate, manda la fotografia del tuo applauso a saldionisos@libero.it  . PASSAPAROLA!

SUDdiati L'arte non è compresa da tutti - le foto 3


La posa "SUDdiata" di alcuni lettori nei confronti della bottiglia di prosecco (in foto, sullo sfondo), appoggiata sulla lampada con cura e dedizione da parte di sconosciuti. 
Se anche tu sei SUDdiato di questo gesto, vai in piazza Marconi, hai tempo fino alle ore 14:00, fatti fotografare mentre applaudi la bottiglia di prosecco e manda la fotografia con il tuo applauso SUDdiato a saldionisos@libero.it . PASSAPAROLA!

domenica 29 luglio 2012

SUDdiati L'arte non è compresa da tutti - le foto 2

L'applauso "SUDdiato" del poeta dialettale Rocco Nassi alla bottiglia di prosecco (in foto, sullo sfondo), appoggiata sulla lampada con cura e dedizione da parte di sconosciuti.
Se anche tu sei SUDdiato di questo gesto, vai in piazza Marconi, fatti fotografare mentre applaudi la bottiglia di prosecco e manda la fotografia con il tuo applauso SUDdiato a saldionisos@libero.it . PASSAPAROLA!