IN QUESTO BLOG NON SI PUBBLICANO COMMENTI ANONIMI.
sabato 22 ottobre 2016
Il labirinto della riflessione
mercoledì 19 ottobre 2016
Tutti Saulo travestiti da Paolo
lunedì 17 ottobre 2016
Fiatare la scelta
- di José Saramago
"Decidere significa dire sì o no, tirare fuori il fiato, solo dopo vengono le difficoltà, all'atto pratico, come dice la grande esperienza del popolo, ottenuta col tempo e con la pazienza di sopportarlo, fra poche speranze e tanto meno mutamenti" (La zattera di pietra).
"Decidere significa dire sì o no, tirare fuori il fiato, solo dopo vengono le difficoltà, all'atto pratico, come dice la grande esperienza del popolo, ottenuta col tempo e con la pazienza di sopportarlo, fra poche speranze e tanto meno mutamenti" (La zattera di pietra).
sabato 15 ottobre 2016
COSI 'I 'NA VOTA: Negare affermando
venerdì 14 ottobre 2016
Prospettive altre
- di L. F. Baum
«Se
vuoi posso raccontartene anche sui lucci», disse il Grifone. «Lo
sai perché si chiamano lucci?».
«Non
ci ho mai pensato», rispose Alice. «Perché?».
«Perché
fanno luccicare scarpe e stivali», rispose con grande solennità il
Grifone.
Alice
era assolutamente stupefatta. «Fanno luccicare scarpe e stivali?»,
ripeté con tono di meraviglia.
«Perché,
cosa usi tu per far luccicare le tue scarpe?», domandò il Grifone.
«Voglio dire, cos'è che le rende tanto “luccide”?».
Alice
si guardò le scarpe, e rifletté un po' prima di rispondere. «Il
lucido, credo».
«In
fondo al mare, sono i lucci che luccidano scarpe e stivali»,
continuò il Grifone con voce profonda. «Ora lo sai».
(Alice nel paese delle meraviglie).
mercoledì 12 ottobre 2016
Unità di misura (im)perfetta
lunedì 10 ottobre 2016
Intuire un mondo libero
- di Saso Bellantone
"L'intuizione è ciò che rende ancora per poco, e pochi, liberi. Educare all'intuizione e non al freddo, vuoto e quantitativo sapere, è l'entusiasmo del mondo che viene".
"L'intuizione è ciò che rende ancora per poco, e pochi, liberi. Educare all'intuizione e non al freddo, vuoto e quantitativo sapere, è l'entusiasmo del mondo che viene".
giovedì 6 ottobre 2016
Pace remota, futuro prossimo
"La pace non è un fatto sociale bensì naturale, cosmico. Il ritorno alle origini, la sintonia con l'esistente, la brezza dell'Essere sono, insieme, l'unico sentiero per disarmare i popoli, cancellare le guerre con l'altro e risolvere ogni lotta con se stessi. Occorre tornare indietro per proseguire. Continuando ad andare, si giunge soltanto al capolinea".
mercoledì 5 ottobre 2016
L'individuo diviso
"Ti definiscono individuo in quanto sei ciò che non può essere diviso. Strano, perché al di là della siepe e di ogni recinto concreto o astratto in cui la società ti rinchiude, c'è il mondo, la natura, ci sei anche tu".
martedì 4 ottobre 2016
Versieri: ALLA SERA di Ugo Foscolo
- di Saso Bellantone
“Forse perché della fatal quïete
Tu sei l'imago a me sì cara vieni
O sera! E quando ti corteggian liete
Le nubi estive e i zeffiri sereni,
E quando dal nevoso aere inquïete
Tenebre e lunghe all'universo meni
Sempre scendi invocata, e le secrete
Vie del mio cor soavemente tieni.
Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme
che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme
Delle cure onde meco egli si strugge;
e mentre io guardo la tua pace, dorme
Quello spirto guerrier ch'entro mi rugge”.
Tu sei l'imago a me sì cara vieni
O sera! E quando ti corteggian liete
Le nubi estive e i zeffiri sereni,
E quando dal nevoso aere inquïete
Tenebre e lunghe all'universo meni
Sempre scendi invocata, e le secrete
Vie del mio cor soavemente tieni.
Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme
che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme
Delle cure onde meco egli si strugge;
e mentre io guardo la tua pace, dorme
Quello spirto guerrier ch'entro mi rugge”.
La sera è sempre toccante. Dà sempre da poetare e da pensare. Perché se la chiarezza del giorno rende ciechi, determinando tutto ciò che è nella sua apparenza, la penombra della sera, invece, mostra anche tutto quello che non è e non appare. Lascia vedere, persino dentro di noi e oltre l'orizzonte conosciuto.
Come un fiore sbucato dal mare o un demone appena uscito da un tempio, la sera viene inattesa e coglie sempre alla sprovvista. Ci trova sempre impreparati, vittime e carnefici a un tempo del mistero della vita in cui ci troviamo e delle errate decisioni e delle stagnanti incertezze che siamo.
Il suo arrivo è sempre ammaliatore. Come un miracolo per scienziati o un'equazione per sacerdoti, la sera attrae alla sua invisibile bellezza, rendendo una volta per tutte folli o savi.
Nel suo grembo si manifestano pensieri, emozioni e percezioni inaspettate, ricordi obliati e visioni inconcepibili, assurde intuizioni e molteplicità di prospettive prima ignorate e scartate inconsciamente perché ovvie e banali. Ma anche il bisogno di essere un tutt'uno con il proprio respiro e le proprie palpitazioni, di colmare il vuoto che dallo stomaco corrode la nostra coscienza, di conoscere su un piano universale e particolare come stanno le cose e qual è, davvero, la nostra identità e il nostro ruolo nell'esistenza; il nostro bisogno di ricominciare.
La sera parla un linguaggio svincolato da segni grafici e vocali. Guarda dentro di noi, come in una lastra priva di pellicola, e risponde semplicemente per quello che è e così com'è in quell'istante, donandoci esattamente quello che cerchiamo e cerchiamo da tempo. E noi, ci lasciamo accarezzare dai suoi consigli e travolgere dalle sue verità, trovando, finalmente, quell'ambiente, quello stato d'animo necessario per sopportare i tragici segreti di un cosmo, di una durata, di un incontro e scontro con l'alterità che spingono continuamente alla resa.
Così, grazie alla sera, proseguiamo il nostro viaggio nell'enigma che noi stessi siamo assieme a tutto il resto e a tutti gli altri, portando con noi quell'unica sensazione in cui sono racchiuse le parole della nostra fedele compagna.
Adesso, come scrive Foscolo nella poesia Alla sera, siamo legati alla sera, ci è cara. Forse perché è una metafora o un'anteprima di quella pace, di quel destino inesorabile cui tutto è soggetto, la morte definitiva, sia nel momento in cui cala nel mondo assieme alle nuvole estive e ai soffici venti di zefiro, sia quando proietta nell'universo le lunghe e agitate oscurità invernali, entrambe a loro volta allegoria dei nostri stati d'animo, della serenità e dell'agitazione che proviamo quotidianamente. Quando la chiamiamo, la sera scende, viene sempre a trovarci sostenendo con dolcezza i segreti sentieri smistati dentro di noi. Camminando con noi, ci fa seguire quelle orme che conducono al nulla eterno, all'inizio e alla fine di tutto, facendo svanire la caducità e i nostri tormenti. Avvolti nella sua pace, preludio di quella vera e definitiva, trova finalmente riposo e ristoro quel desiderio di conoscere che dentro di noi scalpita per tutta la vita, senza tregua.
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